Pil italiano in frenata: -0,1% nel secondo trimestre, l’industria perde terreno
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Redazione Economia
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L’economia italiana mostra i primi segni di affanno nel secondo trimestre del 2025, con il Pil che segna un calo congiunturale dello 0,1%, invertendo la tendenza positiva dei primi tre mesi dell’anno, quando la crescita aveva toccato lo 0,3%. A pesare, oltre alla debolezza della domanda interna, sono le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, che rischiano di colpire duramente il Made in Italy. I dati Istat, diffusi oggi, rivelano un quadro non omogeneo: se su base annua il prodotto interno lordo registra ancora un +0,4%, il fatturato industriale – già in difficoltà a maggio – crolla del 2,2% in valore e del 2,3% in volume, segnando un netto peggioramento rispetto all’inizio dell’anno.
Le ripercussioni della guerra commerciale voluta dall’amministrazione Trump, che ha imposto nuovi dazi sulle importazioni europee, cominciano a farsi sentire. L’Adoc, tra le associazioni di consumatori più attive, lancia l’allarme: «I consumi sono ai minimi, mentre l’inflazione non accenna a calare. Con l’accordo sui dazi, le imprese italiane pagheranno il prezzo più alto». Una prospettiva che rischia di aggravare ulteriormente un contesto già fragile, in cui la bilancia commerciale – nonostante i dati negativi – non sembra essere l’unica responsabile del rallentamento, come sottolinea Confcommercio: «Troppo brutta per essere vera», commenta l’Ufficio Studi, pur mantenendo una visione «moderatamente positiva».
Lo scenario internazionale non aiuta. Se la Cina fatica a riavviare la domanda interna e l’export asiatico arretra, gli Stati Uniti – dopo la contrazione del primo trimestre – potrebbero vedere un rimbalzo nei prossimi mesi, complici le politiche protezionistiche che stanno ridisegnando gli equilibri globali. L’Ocse, intanto, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita mondiale, mentre i mercati finanziari oscillano tra insicurezze geopolitiche e la volatilità dei beni rifugio, dal dollaro ai Treasury.




