Irama non è più single, ma la vera notizia è la paura di non lasciare traccia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Filippo Maria Fanti, che per tutti è Irama, ha scelto le pagine di “Vanity Fair” per abbandonare la corazza che l’ha sempre protetto, concedendo un’intervista dove la musica lascia spazio a una vulnerabilità inaspettata. L’occasione – oltre all’uscita del numero 19 del settimanale in edicola fino al 5 maggio – è la vigilia del suo primo concerto al tempio del rock, quello stadio di San Siro che l’11 giugno lo vedrà protagonista assoluto dopo anni di gavetta e platini. Eppure, mentre ci si aspetterebbe di leggere solo dell’evento, l’artista svela un lato intimo che ribalta la percezione del personaggio pubblico: quella del “Ragazzo paranoia”, come lo ribattezzò Maria De Filippi, che oggi ammette senza infingimenti di provare ancora un senso di inadeguatezza di fronte al successo. “Com’è possibile essere ancora infelice?” si chiede, quasi sconcertato dal fatto che, nonostante i sogni d’infanzia realizzati, basti una sola cosa che non funziona per farlo star male per giorni.

L’amore come un porto sicuro, non come un’ancora di salvezza

A lungo si è vociferato di un suo coinvolgimento sentimentale, accostando il suo nome a quello della cantante Mew, ma Irama ha sempre opposto un muro di riserbo rifiutandosi di trasformare la vita privata in gossip. Oggi, invece, arriva la conferma: “Sì. Non ne ho mai parlato, ma ho una persona accanto, a cui tengo molto”. Una frase secca, che però viene immediatamente arricchita da una filosofia di fondo maturata con gli anni; l’artista, che un tempo ammetteva di essere difficile nelle relazioni perché pretendeva molto, oggi corregge il tiro sostenendo che una relazione deve essere un “plus”. Non si cerca qualcuno che completi un vuoto, spiega, perché se si ha bisogno di essere completati significa che da soli ci si sta trascurando. C’è una maturità in questa visione, quasi una quiete dopo la tempesta, dove l’armonia di coppia diventa un porto sicuro anziché un campo di battaglia.

Papà Irama? Il pianto e le paranoie di un padre atipico

Guardando al futuro, il cantante non chiude la porta all’idea di diventare padre, anzi, la spalanca con un trasporto emotivo che sorprende chi lo vede solo come il tormentato interprete di “La genesi del tuo colore”. Immaginandosi genitore, Irama si descrive senza filtri: “Mi emozionerei per tutto. Sarei quello che piange, in un angolo, al saggio. Piangerei sempre, probabilmente”. Poi, con quella sincerità che rasenta il surreale, aggiunge che brontolerebbe sempre, non per cattiveria, ma perché desidererebbe per suo figlio la felicità assoluta, pretendendo il massimo. È una dichiarazione che fa sorridere, e che svela un uomo completamente diverso dall’idolo algido dei palchi: Irama, in fondo, è un ansioso, un perfezionista che ha paura di non lasciare traccia, un timore che paragona addirittura al concetto egizio dell’immortalità.

Pappagalli, volo libero e la sindrome dell’artista

In questo viaggio dentro la sua psicologia, emerge prepotente il rapporto quasi simbiotico con gli animali, in particolare con i suoi due pappagalli di nome Eraclito e Talia. L’artista confessa di provare sensi di colpa quando rientra tardi la sera, perché ha l’obbligo morale di metterli a dormire; li descrive come esseri intelligentissimi che ti guardano, ti “parlano” e, letteralmente, ti mandano il cervello in fumo. Più il tempo passa, più Irama si sente vicino a loro, studiandone i comportamenti tanto da sognare, per il futuro, di creare una riserva dove vivere circondato da animali, suonando solo per se stesso. E mentre si prepara per San Siro – un palco disegnato da zero dove la scaletta conta meno degli arrangiamenti – l’artista ribadisce un concetto scomodo: sul palco è davvero se stesso, ed è per questo che la paura più grande non è sbagliare una nota, ma lasciare il palco senza aver regalato nulla.

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