Il fumo degli incendi canadesi invade i cieli d’Europa, mentre in Nord America proseguono le evacuazioni
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Redazione Esteri
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Le immagini satellitari, che mostrano una coltre grigia estendersi dall’Alberta fino alla costa orientale degli Stati Uniti, non lasciano spazio a interpretazioni: gli incendi boschivi in Canada, alimentati da temperature insolitamente elevate e da una prolungata siccità, stanno rilasciando quantità enormi di fumo, capace di attraversare interi continenti. In Alberta, dove le fiamme hanno già divorato oltre 400.000 ettari, circa 5.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, mentre Manitoba e Saskatchewan affrontano decine di focolai attivi, con evacuazioni che superano le 25.000 unità.
La gravità della situazione ha spinto le autorità locali a riattivare i comitati di emergenza, ma l’impatto non si limita al Nord America. Il fumo, trasportato dalle correnti atmosferiche, ha raggiunto l’Europa, come confermano i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS). Sebbene la concentrazione di particolato sia inferiore rispetto a quella registrata negli Stati Uniti, dove il cielo di New York è diventato arancione lo scorso anno, il fenomeno solleva interrogativi sulle conseguenze a lungo termine per la qualità dell’aria.
In Italia, la Sardegna è stata tra le prime regioni a osservare un insolito annebbiamento dei cieli, inizialmente attribuito alle polveri sahariane. Tuttavia, analisi più approfondite hanno rivelato che parte dell’opacità è dovuta proprio alle particelle provenienti dal Canada, mescolatesi alle masse d’aria subtropicali. Un effetto collaterale, questo, che dimostra come gli incendi boreali non siano più un problema circoscritto, ma una minaccia globale, in grado di influenzare il clima e la salute anche a migliaia di chilometri di distanza.
Intanto, nelle province canadesi più colpite, le operazioni di spegnimento procedono tra difficoltà logistiche e condizioni meteorologiche avverse. Nel Manitoba, dove sono state evacuate 17.000 persone, tra cui gli abitanti di Flin Flon, al confine con il Saskatchewan, i centri di accoglienza temporanei faticano a garantire risorse sufficienti. Mentre i vigili del fuoco lavorano senza sosta, l’attenzione si sposta sulla prevenzione: molti degli incendi, infatti, sono stati causati da attività umane, accidentali o dolose, in un contesto reso ancor più fragile dai cambiamenti climatici.




