Trump annuncia l’accordo per il disarmo di Hamas a Gaza: via libera al ritiro israeliano
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato in serata, attraverso un post sul suo social network Truth Social, il raggiungimento di un accordo storico che prevede il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati presenti nella Striscia di Gaza. L'intesa, che rappresenta una tappa fondamentale nell'attuazione del cosiddetto "Trump 20-Point Plan", è stata definita dallo stesso presidente come un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature per la regione.
L'accordo, che sarebbe stato mediato da Egitto, Qatar e Turchia, prevede il ritiro graduale delle forze israeliane man mano che il processo di smilitarizzazione procederà, con l'obiettivo finale di instaurare un nuovo governo palestinese che collabori con il Board of Peace per la gestione dell'enclave.
I dettagli dell'intesa e il ruolo del Board of Peace
Secondo quanto riportato da Trump, l'accordo sarà attuato in fasi attentamente strutturate. Parallelamente al disarmo di Hamas, le forze di difesa israeliane lasceranno gradualmente il territorio, mentre una Forza di Stabilizzazione Internazionale opererà al fianco di un nuovo corpo di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza e dei suoi residenti.
Il presidente ha sottolineato come questa intesa sia un passaggio cruciale per fare in modo che Gaza sia finalmente governata da un'amministrazione palestinese che lavori a stretto contatto con il Board of Peace per sostenere la popolazione locale, assicurando allo stesso tempo a Israele la sicurezza che merita, con Gaza che cesserà di essere un base per attacchi terroristici.
I mediatori di Egitto, Qatar e Turchia sono stati ringraziati per il loro contributo nel facilitare il negoziato, che arriva dopo mesi di trattative estenuanti incentrate sulla seconda fase del piano di cessate il fuoco.
Le reazioni di Hamas e le incognite sul fronte israeliano
Nonostante l'entusiasmo mostrato dall'amministrazione americana, le reazioni sul terreno appaiono per il momento caute e in alcuni casi contrastanti. Fonti vicine ai negoziati hanno confermato all'AFP che un accordo è stato raggiunto, e un alto funzionario di Hamas avrebbe dichiarato alla BBC di aver accettato il piano del Board of Peace per il disarmo completo, con l'imminente rilascio di una dichiarazione ufficiale in tal senso.
Tuttavia, questa posizione sembra cozzare con le dichiarazioni rilasciate in precedenza da Ghazi Hamad, un membro della delegazione negoziale di Hamas, il quale aveva affermato ad Al Jazeera che il movimento non avrebbe compiuto alcun passo verso il disarmo prima del ritiro completo delle forze israeliane da Gaza, insistendo affinché il processo fosse gestito da un comitato nazionale palestinese.
Dall'altra parte, il fronte israeliano rimane avvolto nel silenzio ufficiale, con fonti anonime citate dalla stampa che hanno fatto trapelare perplessità e insoddisfazione per i termini proposti, considerati non all'altezza delle richieste di Gerusalemme che aveva posto come precondizione la smilitarizzazione totale e la rimozione di tutte le armi dalla Striscia.
La situazione sul campo e gli scenari futuri
L'annuncio di questo storico accordo giunge mentre la situazione umanitaria e di sicurezza a Gaza rimane estremamente fragile. Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, gli attacchi israeliani continuano a colpire l'enclave, con almeno sei palestinesi uccisi, tra cui due bambini, in attacchi aerei verificatisi proprio nella giornata di giovedì.
Il contesto negoziale appare estremamente complesso; un diplomatico coinvolto nei colloqui ha descritto la roadmap come un processo basato su passi reciproci piuttosto che sulla fiducia, che prevede l'eliminazione dei tunnel, delle scorte di armi e delle strutture di produzione bellica, oltre al trasferimento graduale dell'autorità al Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (NCAG), sostenuto dagli Stati Uniti.
Tuttavia, rimane ancora poco chiaro cosa accadrà alle armi leggere e personali, e se le condizioni poste da Hamas, che chiede garanzie sulla fine delle ostilità e il ritiro completo di Israele, verranno effettivamente accettate dal Board of Peace e dal governo israeliano, lasciando aperte numerose incognite su una possibile, definitiva stabilizzazione della regione.
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