Campari, vendite in crescita nonostante i venti contrari dei dazi
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Redazione Economia
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Il Gruppo Campari, che ha recentemente approvato i risultati finanziari relativi al primo trimestre del 2025, ha chiuso il periodo con vendite pari a 2,281 miliardi di euro, un dato che, seppur in leggero aumento dello 0,2% su base nominale, cela una crescita organica più robusta dell'1,5%. Questo incremento, sebbene moderato, assume un rilievo particolare se si considera il persistente contesto di incertezze macroeconomiche e le pressioni valutarie, le quali hanno esercitato un effetto negativo, quantificabile in un -2,4%, sul fatturato. L'azienda, la cui solidità è stata più volte messa alla prova da scenari globali complessi, ha dunque dimostrato una notevole capacità di tenuta, proteggendo i propri margini e continuando a espandere la propria presenza sui mercati internazionali.
I margini operativi in miglioramento
A confermare la bontà della gestione finanziaria, contribuiscono in maniera decisiva i dati sull'utile operativo: l'Ebit rettificato, infatti, ha toccato i 517 milioni di euro, segnando un incoraggiante +3,6% se paragonato allo stesso periodo dell'anno precedente. Una performance ancor più significativa si riscontra nell'Ebitda rettificato, che si è attestato a 629 milioni di euro con una crescita del 6,4%, un segnale chiaro di come l'azienda stia procedendo con una rigorosa politica di efficientamento dei costi. Nonostante questi risultati positivi a livello operativo, l'utile del Gruppo prima delle imposte ha registrato un calo, fermandosi a 399 milioni di euro, in diminuzione del 5,7% su base annua; un dato, quest'ultimo, che riflette l'impatto di elementi straordinari e di una fiscalità non sempre favorevole.
La dinamica delle aree geografiche e il contesto estivo
La crescita organica, che come detto si attesta all'1,5%, è stata trainata da contributi positivi provenienti da tutte le aree geografiche in cui il Gruppo è presente. La forte dinamica dei consumi registrata durante la stagione estiva, periodo tradizionalmente cruciale per il settore delle bevande, ha giocato un ruolo determinante nel sostenere le vendite dei brand del portafoglio. Tale slancio, se da un lato ha compensato parzialmente gli effetti negativi dei dazi doganali – il cui impatto, per il 2025, è stato rivisto al ribasso e si stima ora intorno ai 15 milioni di euro – dall'altro ha permesso all'azienda di guardare all'anno in corso con un cauto ottimismo, definendo le proprie attese come orientate verso una condizione di "stabilità".
Il riscontro in Borsa e le prospettive
Le reazioni del mercato finanziario ai risultati resi noti sono parse contrastanti: se da un lato, in una seduta specifica, il titolo Campari ha registrato un balzo in avanti del 2,07%, ampliando una performance positiva e mostrando una propensione all'acquisto da parte degli investitori superiore a quella dell'indice di riferimento, dall'altro lato, su un orizzonte temporale più ampio, si è osservato un calo del 2,4%. Questa volatilità, tipica dei mercati, non sembra però intaccare la visione di fondo sull'azienda, la quale prosegue il suo cammino puntando sulle efficienze operative e su una strategia di brand building solida, nella speranza di mitigare ulteriormente l'impatto residuale dei dazi e consolidare la propria redditività.




