Campari, vendite in crescita nonostante i dazi: i conti al settembre 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In un panorama economico globale che, nonostante qualche segnale di miglioramento, continua a essere segnato da notevoli incertezze, il Gruppo Campari ha approvato i risultati finanziari relativi ai primi nove mesi del 2025, disegnando un quadro complessivamente solido e in linea con le attese. Le vendite, che hanno toccato i 2,281 miliardi di euro, mostrano una crescita organica dell'1,5%, un dato che assume un significato particolare se si considera l'effetto negativo dei tassi di cambio, valutato in un -2,4%, il quale ha contenuto la progressione complessiva a un più modesto +0,2%. È in questo contesto, caratterizzato da una volatilità di fondo che condiziona le scelte di investimento, che l'azienda milanese è riuscita a tutelare la propria redditività, come dimostra l'aumento del margine operativo lordo rettificato, salito a 629 milioni di euro con un incremento del 6,4%.

La tenuta dell'Ebit e la dinamica del terzo trimestre

L'utile operativo rettificato, che gli analisti seguono con particolare attenzione, si è attestato a 517 milioni di euro, segnando un +3,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questo risultato, che va a compensare parzialmente il calo del -5,7% nell'utile del Gruppo prima delle imposte (sceso a 399 milioni), è stato trainato dalle performance registrate nel trimestre estivo. Il terzo quarto dell'anno, cruciale per il settore delle bevande, ha infatti beneficiato di una dinamica dei consumi particolarmente vivace in tutte le aree geografiche in cui il Gruppo opera, confermando la bontà della strategia di portafoglio e la resilienza dei suoi brand iconici, tra i quali spicca il celebre bitter.

Il responso di Piazza Affari e il confronto con il settore

La solidità di questi numeri non è passata inosservata agli occhi degli investitori, i quali hanno premiato il titolo Campari in Borsa. Il listino di Piazza Affari ha visto il valore balzare in avanti con un incremento del 2,07%, un'oscillazione positiva che, se confrontata con l'andamento settimanale, appare ancor più significativa e marcata rispetto alla trendline del FTSE MIB. Questo divario performance evidenzia una rinnovata fiducia nel comparto e, in particolare, una maggiore propensione all'acquisto verso il titolo Campari rispetto all'indice di riferimento, in un giorno in cui anche altri colossi come AB InBev hanno confermato la propria resilienza con una crescita dell'utile industriale del 3,3%.

La prospettiva per il resto dell'anno e l'impatto dei dazi

Guardando al futuro più prossimo, il Gruppo si attende per l'intero esercizio 2025 un andamento "stabile". Una previsione che tiene conto di diversi elementi, tra i quali spicca "un impatto dei dazi meno sfavorevole" di quanto inizialmente stimato. L'effetto negativo, che in precedenza si temeva potesse essere più Corposo, viene ora quantificato in circa 15 milioni di euro, una revisione che, seppur non elimina completamente la problematica, ne mitiga le conseguenze sul bilancio. A questo fattore esterno si affianca la continua ricerca di efficienze interne, sulla quale l'azienda sta costruendo la propria capacità di adattamento alle condizioni di mercato.

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