Il dramma di Ostia, l’allenatore ricorda Sofia: “Era la nostra campionessa”
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Redazione Interno
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A Maddaloni, dove il silenzio è rotto solo dal rumore sordo di un pallone che rimbalza a vuoto, il dolore per la perdita di Sofia Di Vico lascia spazio ai ricordi. La quindicenne, vittima di un fatale shock anafilattico durante una cena al lido di Ostia, è stata salutata dal suo mentore, Giovanni Monda, con parole che restituiscono l’immagine di una ragazza schiva ma dal carattere duro, capace di sciogliersi solo sotto i riflettori del parquet. “Sofia era la nostra campionessa”, ha dichiarato il responsabile tecnico della Union Basket, sottolineando come quella giovane atleta, testarda eppure empatica, rappresentasse molto più di una semplice giocatrice per l’intero sodalizio. È in questa dimensione, fatta di spogliatoi e viaggi in pullman, che la comunità sportiva cerca ora di ricomporre i frammenti di una tragedia che ha sconvolto una famiglia molto nota in città, dove il padre è un commercialista e la madre una fisioterapista.
Un rientro a scuola tra i banchi vuoti
Se il campo da basket trattiene l’eco delle sue ultime schiacciate, i corridoi del liceo scientifico “Nino Cortese” raccontano invece il silenzio di un’assenza che pesa come un macigno. La 2C, la classe che Sofia frequentava, si è ritrovata immersa in un’atmosfera irreale, dove ogni angolo sembrava aver assorbito il respiro affannoso di quei tragici istanti. I compagni, che la ricordano come una ragazza tenace e ligia allo studio, si sono stretti attorno al vuoto lasciato da un’amica che non tornerà più, in un rituale di dolore che coinvolge l’intero istituto. I docenti, a loro volta, ne hanno tratteggiato un profilo di straordinaria determinazione, capace di coniugare la passione per lo sport con un impegno costante tra i libri, lontana dagli stereotipi del semplice fenomeno di provincia.
La scena del crimine e i dubbi sul salvavita
Lontano dal cordoglio che avvolge la cittadina in provincia di Caserta, gli inquirenti procedono su un filo spinato di responsabilità, dopo che l’ipotesi dell’omicidio colposo ha preso nei fascicoli della Procura. Il ristorante del camping sul litorale romano, dove Sofia consumò uova strapazzate e fagiolini, è finito sotto sequestro insieme a pentole e stoviglie, nel tentativo di isolare eventuali tracce di lattosio o caseina. Sebbene la struttura fosse stata preventivamente informata della “gravissima” allergia della giovane atleta, qualcosa nella catena di prevenzione si è inceppato in modo letale. Il padre di Sofia, presente quella sera, ha prontamente somministrato l’iniettore di adrenalina che la ragazza portava sempre con sé; un gesto disperato che però non ha sortito l’effetto sperato, lasciando spazio a un interrogativo inquietante: il salvavita potrebbe non aver funzionato. Le autorità hanno quindi disposto il sequestro anche dello stesso auto-iniettore, per verificare un eventuale malfunzionamento tecnico che potrebbe aver contribuito all’esito fatale, oltre a testare i cibi per escludere o confermare una contaminazione.
I rilievi dell’autopsia e la catena dei soccorsi
A gettare ulteriore benzina sul fuoco di un’indagine già complessa, si aggiunge la cronometria dei soccorsi. Mentre si attendono i risultati ufficiali dell’autopsia, disposta per confermare la natura anafilattica del decesso, gli inquirenti stanno vagliando i tempi di intervento del 118. Secondo le prime ricostruzioni, una prima ambulanza sarebbe giunta sul posto senza un medico rianimatore a bordo, una figura professionale arrivata soltanto con un secondo mezzo dopo un lasso di tempo che potrebbe rivelarsi cruciale. “Non respiro, non respiro”, sarebbero state le ultime parole pronunciate dalla quindicenne ancora a tavola prima che la crisi respiratoria la soffocasse. Nel frattempo, il papà della vittima, pur nel dolore più totale, ha chiesto che venga fatta piena luce su quanto accaduto, auspicando che eventuali negligenze vengano perseguite senza sconti, mentre la salma è stata restituita alla famiglia per l’ultimo saluto nella chiesa dell’Annunziata, dove le compagne hanno voluto omaggiarla con un pallone che rimbalza sul sagrato.




