Netanyahu e il silenzio su Francesco: il post rimosso che alimenta la tensione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’assenza di Benjamin Netanyahu e la repentina cancellazione di un messaggio di cordoglio da parte del ministero degli Esteri israeliano hanno trasformato la morte di papa Francesco in un caso politico, rivelando una frattura che va oltre il protocollo. «Israele non dovrebbe inviare un rappresentante di alto rango al funerale di Jorge Mario Bergoglio», aveva scritto pochi giorni fa Dror Eydar, ex ambasciatore a Roma, sulle colonne di Yisrael Hayom, quotidiano vicino al premier. Un’esortazione che sembra aver trovato eco nelle scelte del governo, a partire dalla soppressione di quel post iniziale in cui si leggeva, in ebraico e inglese, un semplice «Riposa in pace, Papa Francesco. Che la sua memoria sia una benedizione».

La motivazione ufficiosa – un «errore» – non ha placato le polemiche, alimentando piuttosto l’impressione di un deliberato atto di distanza. Se Isaac Herzog, presidente dello Stato ebraico, ha espresso su X il suo dolore, auspicando che «l’appello del pontefice per la pace e il ritorno degli ostaggi possa realizzarsi», Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno scelto il silenzio. Un vuoto che risuona più delle parole, soprattutto alla luce delle tensioni accumulatesi negli ultimi mesi tra la Santa Sede e Gerusalemme.

Quella che per alcuni è stata un’incomprensibile mancanza di rispetto – «la morte merita dignità, anche quando divide», osserva chi critica la mossa – per altri è la logica conseguenza di un rapporto ormai incrinato. Il pontefice, accusato da settori del governo israeliano di aver «alimentato l’antisemitismo» dopo il 7 ottobre con le sue posizioni, era diventato una figura scomoda. Le sue parole sulla «disproporzione» israeliana a Gaza, gli appelli per il cessate il fuoco e gli incontri con leader palestinesi avevano suscitato più di una reazione stizzita.

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