Trump colpisce i giganti del petrolio russo con sanzioni e avverte Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump, con una mossa che riaccende i riflettori sulla sua linea dura verso Mosca, ha autorizzato un pacchetto di sanzioni economiche mirate contro due colossi energetici russi, la Rosneft e la Lukoil. L’azione, decisa per colpire in modo significativo il finanziamento dello sforzo bellico, blocca tutti i beni delle società designate che si trovano sotto giurisdizione statunitense. “A seguito dell’azione odierna, tutti i beni e gli interessi in beni delle persone designate o bloccate sopra descritte che si trovano negli Stati Uniti o in possesso o sotto il controllo di persone statunitensi sono bloccati e devono essere segnalati”, si legge nel comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro, il quale, non a caso, sottolinea la portata concreta della misura.

La strategia della doppia via

La decisione, che arriva in un momento di grande tensione, non costituisce un episodio isolato ma si accompagna all’autorizzazione alla vendita di sistemi missilistici difensivi Patriot a Kiev. Trump, il quale ha giustificato l’accelerazione con la necessità di una risposta ferma, ha lasciato intendere che si tratti soltanto di un primo assaggio. Le sue dichiarazioni, beffarde verso chi a Mosca si dice immune alle contromisure, suonano come un monito: “Vedremo tra sei mesi”, ha affermato, lasciando il comportamento futuro del Cremlino come unico termometro per le prossime, eventuali, ritorsioni.

Il meccanismo che può soffocare l’economia

La reale efficacia di queste misure punta, in ultima analisi, sulla schiacciante preminenza del dollaro, che domina incontrastato i mercati finanziari globali e gli scorsi petroliferi. È proprio questa egemonia, del resto, a concedere agli Stati Uniti il potere di “escludere” gli attori ritenuti sgraditi, mettendo così a rischio transazioni per decine di miliardi. Il meccanismo, sebbene non immediato nei suoi effetti, agisce come una morsa che progressivamente isola i soggetti colpiti, limitandone l’accesso al capitale e ai circuiti commerciali internazionali.

La replica immediata del Cremlino

La risposta russa non si è fatta attendere, con Vladimir Putin che ha bollato le sanzioni come un “atto ostile” durante un incontro informale con i giornalisti. L’occasione, sorta in maniera quasi improvvisata al termine di un congresso, ha visto il leader usare toni duri, promettendo una reazione proporzionale. Le sue parole, sebbene misurate nel lessico, hanno riecheggiato minacce di ritorsioni concrete, incluso un riferimento esplicito ai missili da crociera Tomahawk, dipingendo uno scenario di escalation che nessuno, al momento, sembra voler realmente controllare.

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