Rockstar: dopo GTA 6 il prossimo gioco non richiederà altri otto anni

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Rockstar Games guarda al futuro con una certezza che, viste le premesse, suona quasi come una promessa. Lo sviluppo del prossimo grande progetto dello studio non comporterà un nuovo ciclo di lavorazione lungo quanto quello che ha portato a Grand Theft Auto VI, un cantiere durato oltre otto anni. A dichiararlo è Phil Hooker, co-responsabile dello sviluppo, nel corso di un reportage firmato da Jason Schreier per Bloomberg: «Il motore, gli strumenti e il team che abbiamo assemblato durante questo progetto ci permetteranno di lavorare più velocemente».

Un ciclo produttivo da ripensare

La genesi del nuovo capitolo della serie è stata tutt'altro che lineare. Le lavorazioni erano cominciate addirittura nel 2015, quando un gruppo di dirigenti si recò a Miami per una prima ricognizione, con l'idea di sviluppare il gioco in parallelo a Red Dead Redemption 2. Fu proprio l'espansione incontrollata di quest'ultimo a imporre una brusca frenata: la maggior parte delle risorse dello studio venne dirottata sul western, lasciando il progetto in attesa per anni.

A questo si sono aggiunte le complicazioni legate alla pandemia, che ha bloccato la performance capture e reso più complessa la comunicazione interna, in un periodo in cui l'organico cresceva rapidamente.

Le cifre di un investimento record

Nel corso del reportage è emersa anche una smentita ufficiale. Jennifer Kolbe, responsabile editoriale di Rockstar, ha negato che GTA VI sia costato più di 1,5 miliardi di dollari, cifra circolata online nei mesi scorsi e attribuita a stime di analisti di settore. La dirigente non ha però fornito il budget effettivo, lasciando l'investimento avvolto nel riserbo. Resta il fatto che, per dimensioni della forza lavoro coinvolta e per durata della lavorazione, il titolo è considerato il videogioco più costoso mai realizzato. La società conta oggi 4.711 dipendenti distribuiti in dodici sedi, un numero quasi raddoppiato rispetto ai 2.441 registrati nel 2018.

Un'ambizione ridimensionata

Le difficoltà incontrate lungo il percorso hanno radici lontane. Il progetto, noto internamente con il nome in codice di Project Americas, prevedeva inizialmente una mappa che avrebbe dovuto coprire vaste aree del Nord e del Sud America, un'ambizione rivelatasi presto insostenibile e successivamente ridimensionata.

La definizione stessa del grado di realismo da imprimere al mondo di gioco ha richiesto tempo: i responsabili hanno dovuto stabilire fin dove spingersi nella simulazione di gesti quotidiani, un processo che ha comportato anni di lavoro supplementare prima che le idee prendessero una forma stabile. A complicare il quadro ha contribuito anche l'assetto dirigenziale, con tre responsabili dello sviluppo chiamati a coordinarsi dopo l'uscita di alcune figure storiche.

Il peso economico della serie

Il contesto in cui si inserisce questa attesa è quello di un franchise che, dal 2013 a oggi, ha generato ricavi superiori ai 10 miliardi di dollari, con vendite complessive che hanno superato le 440 milioni di copie. GTA V, a distanza di tredici anni dal debutto, continua a contribuire in modo significativo ai bilanci del gruppo Take-Two, grazie anche alle entrate ricorrenti legate alla componente online.

È su questa base che Rockstar intende costruire il futuro: la tecnologia e l'organico messi in campo per il capitolo in arrivo, secondo la dirigenza, non dovranno essere smantellati, ma costituiranno il punto di partenza per i progetti successivi. Il gioco è atteso per il 19 novembre su PlayStation 5 e Xbox Series X/S.

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