Un dispositivo blocca lo smartphone in auto mentre un bambino finisce in ospedale per la dipendenza
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La cronaca quotidiana, talvolta, consegna storie che, seppur diverse, si intersecano nel delineare i contorni di un'epoca. È il caso di un bambino di dieci anni, arrivato al Regina Margherita di Torino con gravi segni di dipendenza digitale, e della presentazione di un innovativo dispositivo tecnologico creato per contrastare l'uso del telefono alla guida. Due facce della stessa medaglia, quella di un rapporto sempre più simbiotico e spesso patologico con i device, che la neuropsichiatra Antonella Anichini, parlando del piccolo paziente, ha inquadrato all'interno di "un disturbo di neurosviluppo complesso". Il ragazzino, stando a quanto riferito, manifestava reazioni aggressive, vere e proprie furie, quando gli veniva negato un acquisto online, mostrando un comportamento compulsivo legato al gioco e alle transazioni in rete, un quadro che va ben oltre la semplice svogliatezza.
Il telefono in auto: da strumento a "genio maligno"
Sul banco degli imputati, come lo definiscono gli esperti di sicurezza, il telefonino si è trasformato in un "genio maligno" soprattutto quando ci si mette al volante. Le statistiche, elaborate incrociando i dati Istat con quelli della National Highway Traffic Safety Administration statunitense, tracciano una curva preoccupante: se nell'arco di tempo tra il 2000 e il 2007, prima quindi della diffusione di massa degli smartphone, la distrazione era causa del 10-12% degli incidenti, nel decennio 2015-2025 la percentuale è schizzata fino al 22%, mostrando un trend inesorabilmente in salita. Un problema che persiste nonostante il divieto sancito dal Codice della Strada e l'inasprimento delle sanzioni, con molti automobilisti che, sottovalutando i pericoli, continuano a utilizzare il dispositivo pensando di poter evitare conseguenze gravi.
La risposta tecnologica: un "guardiano" elettronico
Proprio per arginare questo fenomeno, una startup italiana ha sviluppato un dispositivo in grado di monitorare e disincentivare l'uso dello smartphone mentre si guida. Il meccanismo, senza entrare nel dettaglio tecnico, si basa sulla capacità di rilevare l'attività del telefono all'interno dell'abitacolo e di intervenire per limitarne le funzionalità, rendendo così più difficile, per chi è al volante, eludere la legge e mettere a rischio la propria e l'altrui incolumità. Si tratta di uno strumento che cerca di porre un argine fisico e tecnologico a un'abitudine diventata purtroppo comune, agendo laddove la sola consapevolezza dei rischi spesso non basta.
Due storie, un unico filo conduttore
Le due vicende, quella clinica e quella legata alla sicurezza stradale, seppur distanti, sono accomunate dalla centralità del dispositivo digitale e dalla sua capacità di alterare i comportamenti. Da una parte si osserva un impatto profondo sullo sviluppo neuropsichico di un giovanissimo individuo, con ripercussioni sulla gestione della frustrazione e sulla capacità di controllo; dall'altra, si misura l'effetto sulla concentrazione degli adulti, con esiti potenzialmente letali sulla strada. Entrambi i casi pongono interrogativi urgenti sulla necessità di trovare un equilibrio, che passi attraverso la cura, l'educazione e, quando serve, anche attraverso soluzioni tecnologiche che impongano dei limiti là dove l'autoregolamentazione fallisce.




