Hegseth al Pentagono cita la Bibbia, ma è «Pulp Fiction»: il segretario alla Difesa americano scambiato per Samuel L. Jackson

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Washington. Durante una funzione religiosa tenutasi al Pentagono, il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha recitato quella che credeva essere una preghiera ispirata alle Sacre Scritture, salvo poi scoprire – e far scoprire con imbarazzo – che le parole uscite dalla sua bocca erano in realtà un adattamento quasi letterale del celebre monologo di Jules Winnfield, il killer interpretato da Samuel L. Jackson nel film “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. L’episodio, destinato a diventare virale data la singolare contaminazione tra devozione religiosa e violenza cinematografica, ha scatenato una ridda di reazioni ironiche negli Stati Uniti e nel mondo, gettando una luce ulteriore sulla già discussa gestione del dicastero militare da parte di un esponente dell’amministrazione Trump.

Hegseth, che si è sempre presentato come un fervente credente e un uomo di fede, ha introdotto la citazione spiegando di averla appresa dal capo di una missione di ricerca e salvataggio (CSAR) – quella che ha permesso di recuperare un aviatore abbattuto in Iran – definendola una sorta di “orazione militare” intitolata “CSAR 25:17”, che a suo dire era pensata per richiamare il versetto biblico di Ezechiele 25:17. “Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi”, ha recitato Hegseth di fronte ai militari presenti, proseguendo con un crescendo retorico che inneggiava alla vendetta e alla protezione del “fratello”: “E abbatterò su di te grande vendetta e furiosa ira contro coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprai che il mio nominativo è Sandy 1 quando scatenerò la mia vendetta su di te”.

L’adattamento cinematografico della Scrittura

Il testo originale della Bibbia, in realtà, è molto più scarno e privo di quelle metafore violente che Tarantino ha reso celebri sul grande schermo. Ezechiele 25:17, nel suo dettato originale, si limita a dichiarare: “E farò su di loro grande vendetta con castighi furiosi; e sapranno che io sono il Signore quando eserciterò la mia vendetta su di loro”. Tutto il resto – il “cammino dell’uomo giusto”, il “custode di suo fratello” e le minacce di morte – è un’invenzione degli sceneggiatori del film del 1994, un’invenzione che è entrata nell’immaginario collettivo proprio grazie all’interpretazione di Jackson, il quale recitava il falso versetto prima di premere il grilletto sulla sua vittima. La versione di Hegseth, pur mantenendo la stessa struttura, ha sostituito termini come “uomo giusto” con “aviatore abbattuto” e “carità” con “cameratismo”, adattando il monologo al contesto bellico ma conservandone intatta l’essenza iconica e spietata.

La clamorosa gaffe, riportata da diverse testate internazionali, assume una rilevanza particolare se contestualizzata nella personalità politica di Hegseth, noto per le sue posizioni ultra-cristiane e per essere uno dei membri più controversi dell’esecutivo. Il fatto che il capo del Pentagono – l’uomo che gestisce la macchina da guerra più potente del pianeta – abbia scambiato un copione di Tarantino per un passo biblico ha suscitato ilarità e incredulità, anche perché Hegseth non ha mostrato alcun segno di consapevolezza dell’errore, convinto di stare conducendo un momento di elevazione spirituale. La sua interpretazione, se così si può definire, sembra ignorare completamente il contesto originale della citazione: nel film, infatti, il personaggio di Jackson utilizza quelle parole non certo per invocare la pace, ma come prologo a un’esecuzione sommaria.

La polemica e la difesa d’ufficio

A nulla sono valsi i successivi tentativi di correzione da parte del portavoce del Pentagono, Sean Parnell, il quale ha affermato in una nota che si trattava semplicemente di una “preghiera personalizzata” ispirata al versetto, e che sia il dialogo del film che l’orazione di Hegseth erano entrambi “riflessi” del passo biblico. Una scusa, quest’ultima, che non ha retto al confronto con i testi originali, data la palese sovrapposizione lessicale con il copione di Tarantino piuttosto che con la traduzione ufficiale del Libro di Ezechiele. L’incidente si inserisce in un periodo di forte tensione comunicativa all’interno dell’amministrazione, dove Hegseth ha recentemente paragonato la stampa americana ai “farisei” del Vangelo, accusandoli di voler ostacolare l’operato del governo e di avere “i cuori induriti” come coloro che criticarono Gesù.

Mentre i democratici alla Camera hanno tentato, seppur senza successo, di avviare una procedura di impeachment contro il segretario alla Difesa, accusandolo di abuso di potere e di cattiva gestione del conflitto in Iran, la figura di Hegseth continua a dividere l’opinione pubblica. Per molti, la sua citazione sbagliata non è soltanto un lapsus innocuo, ma il sintomo di un approccio superficiale e teatrale alla politica estera, dove la sostanza dei fatti viene spesso sostituita dalla retorica cinematografica. In un mondo in cui la guerra in Iran richiederebbe lucidità e rigore, il segretario alla Difesa ha dimostrato di confondere la Parola di Dio con le parole di un attore, regalando al web un nuovo, indelebile episodio della commedia umana in salsa politica.

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