Ferrari, la crisi che paralizza la Scuderia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Nella seconda parte della stagione, quella da cui ci si attendeva la svolta, la Casa di Maranello arranca in modo così netto da lottare, ormai, non più per un podio ma per un piazzamento tra i primi cinque, sia il sabato che la domenica. Con sei gran premi ancora da correre, il tempo delle spiegazioni e delle filosofie è definitivamente scaduto, lasciando il posto a un silenzio assordante, rotto solo dalle voci che raccontano di un gruppo in cui le certezze, tutte, sembrano venute meno. La situazione, a ben vedere, è drammatica proprio perché non si riesce a individuare un problema tecnico preciso, il che toglie ogni consolazione: quando un guasto è noto, infatti, lo si può anche riparare, ma quando è la bussola a non funzionare, il viaggio si trasforma in un naufragio.
Un caos che non ha più confini
La percezione, supportata da fatti circostanziati, è quella di un'organizzazione in cui nulla procede come dovrebbe. La vettura, che qualcuno indica come priva del necessario carico aerodinamico, sembra performare solo in condizioni estreme di assetto, un approccio che però la espone a rischi di squalifica. In questo quadro già fosco, l'integrazione del nuovo pilota – che pure vanta un palmarès straordinario – non è avvenuta, e la sua presenza appare evanescente, come se fosse l'ombra di se stesso. Tra i due piloti, poi, non c'è sintonia: uno denuncia pubblicamente le carenze del progetto tecnico, mostrandosi forse il più lucido di tutti, mentre l'altro concentra le sue critiche su aspetti procedurali e organizzativi, come la gestione delle uscite dai box.
Le strategie di mercato e la fuga dei cervelli
Sul fronte tecnico, le operazioni di mercato non hanno portato i frutti sperati. Alcuni ingegneri di valore hanno lasciato Maranello, e i loro sostituti rientrano in un normale turn-over, senza quel salto di qualità che servirebbe. Altri professionisti, molto quotati e provenienti da team rivali, hanno declinato l'offerta, preferendo restare dove erano. Per arrivare all'ingaggio di un esperto di aerodinamica, il cui ultimo impegno è stato in una scuderia di medio-bordo, è stato necessario un intero anno di trattative da parte del team principal. Una lentezza che, in un ambiente che corre, suona come un lusso imperdonabile.
L'assenza di una guida solida
A completare un quadro già desolante, si aggiunge la sensazione di un vuoto di leadership. Mentre la nave sembra sbandare, manca una figura che alzi la voce con autorevolezza per imporre una rotta. La massima carica, fatta eccezione per qualche reazione a cose ormai fatte e con i comunicati già stampati, continua a apparire distante, quasi eterea. È questa combinazione di fattori – tecnici, umani e dirigenziali – a creare un vuoto che i tifosi percepiscono come incolmabile, trasformando una stagione partita con ambizioni di gloria in un capitolo da archiviare il più in fretta possibile, senza aver conquistato nulla e con poche speranze per il futuro.




