Putin rifiuta il faccia a faccia con Zelensky: "Non è suo pari, servirebbe Trump"
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Redazione Esteri
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Era nell’aria l’assenza di Vladimir Putin ai colloqui di Istanbul, dove Russia e Ucraina hanno ripreso i negoziati, seppure in un clima di diffidenza reciproca. Fonti del Cremlino, rimaste anonime, hanno spiegato ai media russi indipendenti che il presidente non considera Volodymyr Zelensky un interlocutore alla pari e che, in ogni caso, "non è così che si conducono le trattative". "Se Donald Trump invitasse personalmente Putin, le cose potrebbero cambiare", ha aggiunto uno di loro, lasciando intendere che solo un coinvolgimento diretto del presidente americano – che in passato ha più volte espresso ammirazione per il leader del Cremlino – potrebbe modificare gli equilibri.
La posizione ucraina, dal canto suo, resta chiara: la priorità è ottenere un "cessate il fuoco incondizionato" da parte di Mosca. Un obiettivo che, però, appare lontano, visto che la delegazione russa continua a legare qualsiasi tregua al riconoscimento delle annessioni territoriali. Il rischio che i colloqui si concludano senza risultati tangibili è alto, anche se il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito il semplice fatto che le due parti si siano sedute allo stesso tavolo un "piccolo segnale positivo".
Quello che emerge, al di là delle dichiarazioni di facciata, è l’assoluta mancanza di fiducia tra le parti. Putin, che non ha mai nascosto la sua avversione per Zelensky, sembra voler bypassare Kiev, puntando su interlocutori esterni. E se Trump – come suggerito dalle fonti vicine al Cremlino – rappresenta una possibile chiave per sbloccare la situazione, è altrettanto evidente che Mosca non intende cedere su punti considerati non negoziabili.




