Caos Milan, il futuro è un rebus: organigramma vuoto e conti da sistemare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La giornata di oggi, primo giugno, non segna soltanto l’inizio di una nuova finestra di calciomercato, ma rappresenta anche il termine ultimo, per quanto auto-imposto, entro il quale il Milan di Gerry Cardinale avrebbe dovuto dare una fisionomia chiara al proprio futuro. E invece, a una settimana dall’esonero a catena che ha spazzato via l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il direttore sportivo Igli Tare, il direttore tecnico Geoffrey Moncada e l’allenatore Massimiliano Allegri, la situazione appare drammaticamente congelata.

Quella che doveva essere una rifondazione lampo, un azzeramento totale per ripartire con nuove idee, si è trasformata in un vuoto di potere che lascia il club milanista in una posizione di attesa snervante, dove l’unica certezza è l’assenza di qualsiasi certezza sul fronte tecnico e dirigenziale.

Il nodo Allegri e la minaccia dell’anno sabbatico

Mentre la società è ferma al palo nella scelta del nuovo allenatore, con i nomi di Ralf Rangnick, Oliver Glasner e Matthias Jaissle che restano sullo sfondo in attesa di una svolta, il vero braccio di ferro si gioca sulle sponde economiche della separazione con l’ex tecnico livornese.

La delicatezza della situazione sta proprio qui: se da un lato Massimiliano Allegri ha già un principio di accordo con il Napoli di De Laurentiis, dall’altro non ha alcuna intenzione di rinunciare a un centesimo di quanto gli spetta da un contratto che lega lui (e il suo staff) al Milan fino al 2027.

La sua posizione, come emerso dalle ricostruzioni del Corriere della Sera, è chiara: chiede 5 milioni lordi per la risoluzione; se la società non dovesse accettare, lui è pronto a rimanere fermo un anno, percependo l’intero ingaggio, che tradotto significa un esborso complessivo di circa 13,6 milioni lordi per le casse di Via Aldo Rossi.

Un’arma di ricatto non esplicita ma potentissima, che inchioda Cardinale a una scelta impopolare: pagare subito per chiudere o rischiare di tenere a libro paga un tecnico che non siederà più in panchina, bloccando di fatto una parte significativa del budget destinato al nuovo corso.

Le direttive della proprietà e la resa dei conti con il passato

L’immobilismo attuale, però, non è frutto del caso o della lentezza burocratica, ma deriva da una precisa linea dettata dalla proprietà americana. A rivelarlo è stato il giornalista Francesco Ordine, uno dei pochi ammessi a un vertice riservato con Gerry Cardinale, il quale ha spiegato che l’era delle deleghe è finita. Non più dirigenti italiani che conoscano il calcio nostrano, ma una struttura manageriale anglofona che risponda direttamente a Cardinale.

Ne consegue che figure come quelle di Zlatan Ibrahimovic, pur restando al loro posto, si trovano ora a navigare a vista in un oceano di incertezze; lo stesso svedese, reduce da dissidi interni evidenti con Allegri (si parlava di una lista di 5 giocatori da cedere fatta dal tecnico e sventolata da Ibra davanti alla squadra), si trova in una posizione scomoda, dove il suo ruolo di collante rischia di essere marginalizzato dalla nuova strategia estera.

Lo stesso Fabio Capello, interpellato dalla Gazzetta dello Sport, ha espresso più di un dubbio su questo modello, soprattutto riguardo all’idea di affidarsi a un "supervisor" come Rangnick, chiedendosi come possa funzionare una gestione simile nel calcio italiano.

Le opzioni sul tavolo: il modello Rangnick e le alternative

Nel frattempo, la macchina organizzativa cerca comunque di muovere i primi ingranaggi. Il nome di Ralf Rangnick resta il più caldo per assumere il controllo totale dell’area tecnica, nonostante l’attuale impegno come ct dell’Austria in vista dei prossimi impegni internazionali.

I vertici milanisti, con ogni probabilità rappresentati da Massimo Calvelli, incontreranno nei prossimi giorni sia Oliver Glasner, attualmente svincolato, sia Matthias Jaissle; quest’ultimo però rappresenta un’opzione più complicata, dato che è sotto contratto con l’Al-Ahli, club saudita che non ha alcuna intenzione di lasciarlo partire senza un adeguato indennizzo.

Sono queste le due anime della rifondazione: da un lato la pista teutonica tanto cara a Cardinale, dall’altra la necessità di fare i conti con una realtà di mercato che impone tempi strettissimi e scelte rapide, soprattutto per riempire un organigramma che oggi, a stagione finita, appare inspiegabilmente deserto.

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