Il microbiota non è una moda: al Pio Albergo Trivulzio la dottoressa Neri spiega il secondo cervello
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Redazione Salute
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C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui parlare di “pancia” significava evocare al massimo un fastidio passeggero, magari dopo un pranzo abbondante, oppure al contrario quel brontolio che anticipa un pasto e che tutti conoscono. Oggi invece, complice una ricerca scientifica che procede spedita, quella stessa pancia è diventata oggetto di studi approfonditi e persino protagonista di programmi televisivi dedicati alla medicina, come “Medici e Medicina”, la trasmissione condotta dalla giornalista Valeria Panzeri che va in onda ogni martedì sera su Telecity e Il61. Nella puntata del 3 marzo 2026, andata in scena di martedì, l’ospite era la dottoressa Maria Cristina Neri, gastroenterologa con un perfezionamento sulle patologie funzionali intestinali, nonché responsabile dell’ambulatorio del Pio Albergo Trivulzio di Milano, struttura storica che da secoli si prende cura degli anziani. La dottoressa Neri, che è anche membro di AIGO, l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti digestivi Ospedalieri, ha affrontato un tema preciso: il microbiota intestinale, che non va considerato come una delle tante mode del benessere, ma come un vero e proprio organo dimenticato, capace di influenzare l’umore, il sistema immunitario e persino il declino cognitivo.
Dal nervo vago alla memoria: quella superstrada che collega intestino e cervello
Che la pancia “reagisse” alle emozioni era noto fin dai tempi di Ippocrate, ma oggi la scienza ha ribaltato la prospettiva: non è solo il cervello a mandare segnali all’intestino, ma è vero anche il contrario, e lo fa attraverso una via preferenziale chiamata nervo vago. Si tratta, per farla semplice, di una sorta di autostrada biologica che parte dal tronco encefalico e si dipana fino a raggiungere i vari organi interni, colonna vertebrale compresa, e che trasporta segnali in entrambe le direzioni. Il microbiota, ovvero quell’insieme di miliardi di batteri, virus e funghi che popolano il nostro tratto digerente, non sta lì a far niente: produce metaboliti, sintetizza vitamine e interagisce con le cellule nervose, come dimostra anche una recente ricerca pubblicata su Scientific Reports da un team dell’Università di Torino e dell’Università Complutense di Madrid. Un batterio probiotico di origine alimentare, il Lactiplantibacillus plantarum, ha mostrato la capacità di legarsi alla superficie dei neuroni corticali modulandone l’attività bioelettrica, una scoperta che, secondo i ricercatori, potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici per disturbi neuropsichiatrici come l’ansia e la depressione. Ed è proprio su questo fronte che si inserisce la riflessione della dottoressa Neri, quando sottolinea che un microbiota sano non è un lusso per pochi attenti alla linea, ma un pilastro della prevenzione.
Disbiosi e conseguenze: quando l’equilibrio si rompe e la salute vacilla
Durante la trasmissione, l’attenzione si è spostata su un concetto chiave, quello di disbiosi, che non è altro che la rottura dell’equilibrio di questo complesso ecosistema. Una dieta povera di fibre e troppo ricca di zuccheri raffinati e grassi saturi, lo stress cronico, l’uso indiscriminato di antibiotici, e persino un’eccessiva e maniacale igiene domestica, possono alterare la composizione del microbiota, favorendo la proliferazione di specie batteriche nocive a scapito di quelle benefiche. L’esperta del Pio Albergo Trivulzio ha spiegato che questa condizione non porta solo a gonfiori e disturbi funzionali, come la sindrome del colon irritabile, ma ha implicazioni ben più vaste, toccando la sfera neurologica. La letteratura scientifica, e la stessa esperienza clinica raccolta in strutture come il Trivulzio dove si incrociano le fragilità della terza età, mostrano correlazioni sempre più evidenti tra disbiosi e malattie neurodegenerative come il Parkinson, o tra squilibrio della flora batterica e disturbi dell’umore, dalla depressione all’ansia. Non è un caso, del resto, che la maggior parte della serotonina, il cosiddetto neurotrasmettitore del buonumore, venga prodotta proprio a livello intestinale dalle cellule enterocromaffini, un dato che ribalta la vecchia concezione che voleva la felicità una questione esclusivamente cerebrale.
Alleati a tavola: come nutrire il secondo cervello con cibi veri
Di fronte a un quadro scientifico tanto complesso, viene naturale chiedersi come si possa preservare o recuperare un microbiota sano, e la risposta della dottoressa Neri è andata dritta al punto, senza facili ricette miracolistiche, ma con il rigore di chi conosce i meccanismi fisiologici. Non esistono pillole magiche, e anche l’industria degli integratori, con i suoi scaffali colmi di probiotici, va presa con le molle, perché l’efficacia di quei prodotti dipende da mille variabili, dal ceppo batterico utilizzato alla capacità di sopravvivere ai succhi gastrici. La vera chiave, invece, sta nella dieta quotidiana, quella fatta di scelte consapevoli e ripetute nel tempo. Servono cibi ricchi di fibre, che sono il nutrimento preferito dei batteri buoni, e quindi verdura, frutta (magari con la buccia, se possibile), legumi e cereali integrali; e poi alimenti fermentati, come il kefir, lo yogurt, il kimchi e il miso, che apportano direttamente quei microrganismi vivi in grado di rinforzare la barriera intestinale e contrastare l’infiammazione. La prevenzione, insomma, passa ancora una volta dalla tavola, e prendersi cura di quel secondo cervello significa farlo lavorare al meglio, affinché la comunicazione lungo il nervo vago resti fluida e la salute, da concetto astratto, diventi uno stato concreto e quotidiano.




