Versace, addio al direttore artistico Dario Vitale dopo soli nove mesi
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Redazione Economia
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La maison di via Gesù ha comunicato, in una nota stringata, la separazione dal direttore artistico Dario Vitale, avvenuta "di comune accordo" a partire dal prossimo 12 dicembre. L'annuncio, che giunge a meno di un anno dalla sua nomina e a poche settimane dal completamento dell'acquisizione del marchio da parte del Gruppo Prada, rappresenta uno scossone nell'assetto creativo del brand, il quale, dopo l'uscita di scena di Donatella Versace, si trova ora a gestire un'ulteriore e improvvisa transizione. Vitale, proveniente da Miu Miu, era stato ufficialmente nominato lo scorso marzo ed era diventato operativo dal primo aprile, con il delicato compito di traghettare l'iconico marchio fondato da Gianni Versace verso una nuova era, dopo decenni di guida incontrastata della sorella del fondatore.
Una collaborazione brevissima e un solo show
La collaborazione, che si è conclusa in modo brusco dopo appena otto mesi di attività effettiva, ha visto Vitale firmare una sola collezione, quella presentata a Milano durante la Fashion Week di settembre 2025. La direzione di Versace, nel comunicato ufficiale, ha ringraziato lo stilista per "il suo contributo eccezionale allo sviluppo della strategia creativa del marchio durante questo periodo di transizione", formula di prassi che, però, non chiarisce le ragioni di una separazione così tempestiva. Fonti vicine alla maison hanno riferito che Vitale ha già lasciato il quartier generale milanese, mentre non sono state fornite, al momento, dichiarazioni più dettagliate da nessuna delle parti in causa, lasciando ampio spazio alle speculazioni su chi potrà raccogliere un testimone così prestigioso e gravoso.
Il timing sospetto dopo l'acquisizione di Prada
Il dato che più salta all'occhio, e che inevitabilmente collega i due eventi, è la strettissima prossimità temporale tra l'addio di Vitale e la definitiva chiusura dell'operazione che ha portato Versace sotto il controllo del Gruppo Prada. La notizia della separazione, diffusa inizialmente dal quotidiano specializzato statunitense Women's Wear Daily e poi confermata dall'azienda, è infatti maturata a pochissimi giorni dal completamento dell'acquisizione, suggerendo una possibile ridefinizione degli assetti strategici e creativi decisa dai nuovi proprietari. La maison, dunque, si ritrova nuovamente in una fase di limbo, mentre il settore moda inizia a interrogarsi sulle prossime mosse del colosso guidato da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, il quale dovrà ora individuare una figura in grado di interpretare il DNA di Versace, un'eredità tanto potente quanto complessa da maneggiare.
Il futuro creativo del marchio in bilico
La partenza di Vitale, che era stato scelto proprio per la sua esperienza in un gruppo di lusso strutturato come Prada, riapre dunque un capitolo fondamentale per la maison della Medusa. Senza una guida creativa stabile, e con il peso di un cambio proprietario appena concluso, Versace affronta un momento decisivo per la sua identità futura. L'attenzione si sposta ora, inevitabilmente, sul cosiddetto "toto-nomine", in un mercato dove i direttori artistici di peso sono contesi e le case di moda sono spesso alla ricerca di profili in grado di coniugare visione personale e rispetto per l'archivio storico. L'episodio ricorda, per la sua repentinità, altri addii lampo nell'olimpo della moda, dove le simbiosi tra designer e marchi a volte si rivelano più fragili del previsto, specialmente in contesti di grandi operazioni finanziarie e di passaggi generazionali.




