Paola Iezzi, la scelta di una vita tra musica e maternità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In una lunga e disincantata chiacchierata al podcast "Passa dal BSMT" di Gianluca Gazzoli, poche ore prima di trionfare come coach alla finale di X Factor Napoli con la sua cantante Rob, Paola Iezzi ha dipanato i fili di una esistenza spesa senza riserve per l'arte, consegnando all'ascoltatore riflessioni intime e sofferte. La cantante, il cui nome è stato a lungo indivisibile da quello della sorella Chiara nel celebre duo degli anni Novanta e Duemila, ha affrontato senza reticenze il tema di una scelta personale e irrevocabile, quella di non aver avuto figli, motivandola con una lucidità che sfiora il sacrificio. «Se avessi potuto donare questa cosa a qualcun altro che non lo può fare l'avrei fatto», ha dichiarato, mostrando di avere piena consapevolezza del valore di quel percorso, spesso irto di ostacoli, che molte coppie sono costrette ad affrontare; una scelta, la sua, dettata da un calcolo preciso e dalla consapevolezza che dedicarsi alla maternità avrebbe significato, nelle sue parole, «smettere di fare questo mestiere», una prospettiva che per lei avrebbe rappresentato «una sofferenza troppo grande».
Il peso della separazione artistica
Quella sofferenza, d'altronde, Paola Iezzi l'ha già conosciuta a fondo, sperimentandola sulla propria pelle quando il sodalizio artistico con Chiara si è infranto, spingendo le due sorelle su strade divergenti. La minore delle Iezzi ha parlato di quegli anni con una rara franchezza, ammettendo che la rottura professionale, che per il pubblico coincideva con la fine del duo, le ha causato un dolore profondo, al punto da interrompere per lungo tempo qualsiasi comunicazione con Chiara. Un periodo buio, quello successivo alla separazione, durante il quale si è trovata a dover reinventare da zero una propria identità di cantante solista, dopo essere stata per il pubblico semplicemente "Paola di Paola&Chiara". Un percorso di ricostruzione interiore che, una volta elaborato, è diventato però una «forza motrice incredibile», trasformando la prova più ardua della sua carriera in un motore di rinnovata determinazione.
Le rivelazioni personali e il prezzo della scelta
Il racconto di Paola Iezzi non si è fermato alle vicende professionali, ma ha toccato corde più private, rievocando persino il passato legame sentimentale condiviso con la sorella, un dettaglio che aggiunge ulteriore complessità alla loro storia. Questa onestà nel ripercorrere le difficoltà, unita alla dichiarazione sulla maternità, delinea il ritratto di un'artista per la quale la vita e il lavoro sono stati un unico, intenso campo di battaglia, dove ogni conquista ha comportato una rinuncia ponderata. La sua esperienza, come ella stessa sembra suggerire, si inserisce in un dibattito più ampio e silenzioso che riguarda moltissime donne, chiamate a compiere scelte definitive tra la realizzazione professionale e quella familiare, spesso percepite, non senza amarezza, come mutualmente esclusive.
Una rinuncia consapevole per la carriera
La spiegazione di Iezzi va quindi oltre l'aneddoto personale e assume i toni di una testimonianza precisa su un conflitto generazionale. La sua affermazione, «nella vita non puoi avere tutto», risuona come un monito realistico, frutto di una valutazione delle proprie priorità e dei propri limiti. La carriera artistica, con le sue esigenze assolute di tempo, energia e mobilità, si è configurata per lei come un impegno totalizzante, incompatibile con l'idea di una maternità vissuta con la dedizione che avrebbe ritenuto necessaria. Pur riconoscendo il valore e la bellezza della scelta opposta, Paola Iezzi ha dunque chiarito di aver percorso la sua strada con piena coscienza, accettando il prezzo di quella rinuncia, in nome di una passione che continua a definirla e a spingerla, oggi come ieri, sui palcoscenici e nelle sale di registrazione.




