Paola Iezzi si racconta a Verissimo: «Paolo lavora tra le modelle, non sono gelosa ma lui sì. Matrimonio? Io scappo come Julia Roberts»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel salotto di “Verissimo”, la conduttrice Silvia Toffanin ha accolto una Paola Iezzi in una forma smagliante, pronta a ripercorrere senza filtri i capitoli più intimi della sua vita privata. La cantante, lontana dai riflettori patinati della cronaca mondana per ciò che riguarda la sfera sentimentale, ha rotto il silenzio sulla lunga relazione che la lega a Paolo, un uomo che la Iezzi stessa descrive come una presenza solida ma, a suo modo, estremamente riservata. Se da un lato l’artista ha spiegato di aver trovato la pace interiore dopo anni di battaglie personali (dal rapporto distorto con il cibo, usato come valvola di sfogo per le ansie, fino alla crisi artistica con la sorella Chiara), è stato il racconto della quotidianità di coppia a catturare l’attenzione, soprattutto per la peculiarità del lavoro di lui.
La gelosia, una questione di punti di vista
Paolo, infatti, opera a stretto contatto con il mondo della moda e della fotografia, un ambiente in cui la bellezza femminile la fa da padrona e le modelle sono all’ordine del giorno. Eppure, a sorprendere è stata la dichiarazione di Paola Iezzi riguardo a un’assenza quasi totale di gelosia da parte sua. «Non sono gelosa – ha ammesso la cantante – lui scatta modelle bellissime dalla mattina alla sera, ma in me questo non innesca nessun meccanismo di possesso». La prospettiva, tuttavia, si ribalta completamente quando l’analisi si sposta sull’uomo al suo fianco: «Lui, invece, è un po’ geloso, anche se non lo dà mai a vedere», ha confessato con un sorriso, specificando come l’equilibrio della coppia sia costruito su una fiducia reciproca che non ha bisogno di essere ostentata. Paolo, nei panni del compagno storico, viene dipinto come una figura concreta, capace di dimostrare l’amore attraverso piccoli gesti quotidiani più che con le parole; un episodio su tutti, raccontato dalla Iezzi, riguarda il regalo di un massaggiatore per i piedi ricevuto al primo compleanno insieme, un pensiero nato dall’osservazione delle sue sofferenze dovute ai tacchi alti.
La fuga dall’altare e la scelta consapevole di non essere madre
Nel proseguo dell’intervista, il discorso è scivolato inevitabilmente sul futuro del rapporto e sulle tradizioni. A chi le chiedeva di una possibile celebrazione nuziale, Paola Iezzi ha risposto con una citazione cinematografica calzante, paragonandosi a Julia Roberts nel celebre film “Il matrimonio del mio migliore amico”. «La proposta c’è stata, in passato – ha rivelato – ma le nozze mi creano un po’ di ansia. Io sono come Julia Roberts che scappa». Una dichiarazione che spiega il rifiuto dell’istituzione matrimoniale non come una mancanza d’amore, bensì come una precisa scelta esistenziale dettata da un’ansia quasi fobica nei confronti della cerimonia in sé. Parallelamente, la cantante ha affrontato il tema, spesso doloroso, della maternità, svelando una decisione ponderata presa insieme al compagno. «Ho scelto di non essere mamma – ha spiegato – e lui ha accettato la mia scelta». Paola ha motivato questa rinuncia con una lucida analisi del proprio contesto lavorativo e temporale di allora: il progetto artistico con Chiara si stava allentando e ricostruire una carriera richiedeva tutte le sue energie, così come Paolo era intento a costruire la propria stabilità professionale.
Una coppia “squadra” lontana dagli stereotipi
Lontana dai cliché del romanticismo patinato, la relazione tra Paola e Paolo emerge come una società basata sul pragmatismo e sulla solidità. La Iezzi lo definisce una “roccia” e sottolinea come, nonostante la sua indole un po’ “criticona” (lui trova sempre il pelo nell’uovo, ammette lei), nel tempo siano diventati una vera e propria squadra. Questa intesa, costruita su quasi vent’anni di convivenza, ha superato indenne le tentazioni e le insidie di un ambiente, quello dello spettacolo e della moda, notoriamente votato all’apparenza. La trasparenza con cui Paola ha parlato della gelosia di lui – un uomo che lavora circondato da modelle ma che vive il rapporto con un pizzico di possessività nei suoi confronti – ha dipinto il ritratto di una coppia normale, lontana dalle perfezioni artefatte dei rotocalchi, dove l’amore si misura in attenzioni pratiche (come un regalo antiestetico ma utile) e nella capacità di rinunciare ai sì più tradizionali (quello sull’altare e quello della culla) pur di preservare l’equilibrio faticosamente raggiunto.




