Salvini preme per il Viminale, ma Piantedosi resiste e Fdi frena
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Redazione Interno
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Matteo Salvini, rieletto segretario della Lega per acclamazione al congresso di Firenze, ha lanciato la sua sfida: tornare al ministero dell’Interno, ruolo che considera strategico per ridare slancio al partito. La richiesta, avanzata dai vertici leghisti — vicesegretari e capigruppo in testa — è però già arenata contro due ostacoli. Il primo è Matteo Piantedosi, attuale ministro, la cui posizione appare difficile da scalzare, non solo per la fiducia di cui gode in quota centrodestra, ma anche per il suo profilo, considerato capace di intercettare l’elettorato moderato, specie in Campania, regione dove potrebbe candidarsi come governatore.
Il secondo intoppo è l’opposizione silenziosa ma netta di Fratelli d’Italia, che non intende scompaginare gli equilibri di governo. Giorgia Meloni, nel suo videomessaggio al congresso, ha evitato ogni riferimento alla questione, limitandosi a ribadire l’unità della coalizione. «Siamo al governo per rispettare gli impegni presi con i cittadini», ha detto, senza concedere spazio alle ambizioni leghiste. Un segnale che non è sfuggito agli alleati, tanto più dopo le recenti tensioni sui dazi statunitensi, sui quali la premier ha espresso riserve, definendoli una scelta «non condivisa».
Salvini, dal canto suo, ha provato a smarcarsi dall’etichetta di “estremista”, rivendicando invece un’identità da “estremisti del buon senso”, in linea con i partner europei dei Patrioti, come Marine Le Pen e Viktor Orbán, presenti a Firenze via video. La Lega, ha insistito, punta a «tornare a tirare» la maggioranza, riprendendo il ruolo di primo partito del centrodestra. Una prospettiva che però scontra la realtà dei numeri e la freddezza di Fdi, che non sembra intenzionata a cedere terreno.




