Esplosione davanti alla sinagoga di Liegi, indaga la procura federale per terrorismo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nella notte tra domenica 8 marzo e lunedì 9 marzo, un ordigno è esploso davanti alla sinagoga di rue Léon Frédéricq, nel cuore di Liegi, città francofona della Vallonia. La deflagrazione, avvenuta intorno alle quattro del mattino, ha provocato danni materiali ingenti ma, complice l’orario, nessun ferito. Sul posto sono immediatamente intervenute le forze dell’ordine, che hanno istituito un perimetro di sicurezza e avviato i rilievi del caso. Gli investigatori della sezione terrorismo della polizia giudiziaria federale, come da prassi in casi simili, hanno assunto il coordinamento delle indagini, mentre la procura federale, competente per reati di terrorismo e criminalità organizzata, ha aperto un fascicolo. La notizia, confermata da fonti ufficiali, ha scosso la città belga, riportando alla memoria ferite profonde e antiche paure all’interno della comunità ebraica locale.
“Un atto antisemita estremamente violento”: la condanna del sindaco Demeyer
Le reazioni delle istituzioni non si sono fatte attendere. Il sindaco di Liegi, Willy Demeyer, ha parlato senza mezzi termini di “atto antisemita”, esprimendo a nome dell’amministrazione “la più totale riprovazione” per quanto accaduto. Demeyer, in una dichiarazione raccolta dai media locali, ha sottolineato come l’esplosione rappresenti un atto “contrario alla tradizione di rispetto per l’altro che caratterizza Liegi”, esortando la cittadinanza a non farsi trascinare in dinamiche estranee alla città: “Non si può permettere”, ha dichiarato, “che conflitti esterni vengano importati nella nostra città”. Una frase, la sua, che sembra richiamare l’attenzione sul rischio che tensioni internazionali, e in particolare quelle legate al conflitto in Medio Oriente, possano trovare terreno fertile anche in Europa.
L’inchiesta della procura federale e il rafforzamento delle misure di sicurezza
A livello nazionale, il ministro dell’Interno Bernard Quintin ha definito l’accaduto un “abietto atto antisemita che ha preso di mira direttamente la comunità ebraica del Belgio”. In un post sui social, Quintin ha annunciato che le misure di protezione intorno ai luoghi sensibili, come sinagoghe e istituzioni culturali ebraiche, saranno potenziate. La procura federale, dal canto suo, ha confermato l’apertura di un’indagine, rilevando la presenza di “possibili indizi di un reato di terrorismo”. Gli inquirenti stanno lavorando per acquisire immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e raccogliere eventuali testimonianze, in un contesto reso teso dall’allerta, già elevata nelle scorse settimane, per potenziali minacce legate alla recente escalation in Medio Oriente. Lo stesso primo ministro Bart De Wever, in un messaggio sulla piattaforma X, ha espresso solidarietà alla comunità ebraica di Liegi e dell’intero paese, ribadendo che “l’antisemitismo è un attacco ai nostri valori e alla nostra società, e come tale va combattuto senza ambiguità”.
Un edificio storico e un museo: i danni alla sinagoga di Liegi
L’edificio preso di mira non è solo un luogo di culto. La sinagoga di Liegi, inaugurata nel lontano 1899, è infatti anche un monumento storico della Vallonia e ospita al suo interno un museo dedicato alla storia e alla memoria della comunità ebraica locale. Fortunatamente, secondo prime verifiche, l’esplosione, pur causando il danneggiamento della vetrata principale e la rottura dei vetri delle finestre, non avrebbe intaccato il patrimonio museale. Una testimonianza raccolta da una televisione locale descrive la scena: un residente della zona ha riferito che lo scoppio è stato talmente potente da “spazzare via tutte le finestre” della sua abitazione, situata di fronte al luogo sacro. La strada, chiusa al traffico per l’intera mattinata, è stata riaperta solo dopo il completamento dei primi sopralluoghi, mentre la città intera cerca di fare i conti con un atto di violenza che riaccende i riflettori sull’antisemitismo in Europa.




