Pogacar cala il poker alla Liegi davanti a Seixas
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Redazione Sport
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C'è chi aveva osato mettere in dubbio la sua imbattibilità dopo l'incidente alla Parigi-Roubaix, ma Tadej Pogačar, come suo solito quando si tratta di salire in cattedra sulle strade delle Ardenne, ha risposto presente nel modo più categorico. Lo sloveno, trascinatore della UAE Emirates, ha infatti conquistato per la quarta volta in carriera la Liegi-Bastogne-Liegi, la "Doyenne" che con i suoi 112 anni di storia rappresenta la classica monumento più antica dell'intero calendario ciclistico mondiale. Al termine di una frazione da 259,5 chilometri vissuta a ritmi infernali – la media oraria del vincitore ha superato abbondantemente i 44 km/h –, il campione del mondo ha imposto la sua legge con un’azione solitaria sull’ultima asperità di giornata, tagliando il traguardo di Liegi con le braccia alzate per la terza volta consecutiva in questa specifica competizione.
Una caduta iniziale e la risposta della UAE
Non è stato però un copione privo di colpi di scena, anzi: la giornata si era messa subito in salita per il fuoriclasse sloveno quando, a soli tre chilometri dal via, una maxi-caduta ha coinvolto buona parte del plotone dei favoriti, compreso lo stesso Pogačar insieme al giovane transalpino Paul Seixas. Il gruppo, spaccatosi in due tronconi, ha visto formarsi un'escape piuttosto sa – con atleti del calibro di Remco Evenepoel ed Egan Bernal – capace di accumulare un vantaggio massimo di circa quattro minuti sulla maglia iridata. Una situazione potenzialmente pericolosa, che ha costretto la squadra del vincitore, la UAE Emirates, a un inseguimento serrato durato decine di chilometri; i gregari, su tutti Tim Wellens, hanno lavorato senza sosta per ricucire il gap, riportando il gruppo compatto sulla Côte de Stockeu e preparando così il terreno per la sfida finale.
L'attacco sulla Redoute e il duello con Seixas
Come da tradizione, la scintilla che ha mandato in frantumi la corsa è scoccata sulle rampe della Côte de la Redoute, posta a circa 35 chilometri dal traguardo. Sulla sua pendenza media del 9,4%, Pogačar ha vibrato un'accelerazione improvvisa che ha subito selezionato il gruppo dei migliori: Evenepoel, nonostante la condizione mostrata alla recente Amstel Gold Race, non è riuscito a sostenere il ritmo imposto dallo sloveno, mentre a opporsi al numero uno del mondo è stato invece il diciannovenne Paul Seixas. Il francese della Decathlon, reduce dal successo alla Freccia Vallone e indicato da molti osservatori come l'erede designato di Pogačar, ha dimostrato una maturità straordinaria, aggrappandosi alla ruota del campione del mondo e facendo il vuoto alle proprie spalle. Il duo ha così dato vita a un forcing che ha polverizzato ogni velleità di rimonta da parte del gruppetto degli inseguitori, comandato proprio dal portacolori della Red Bull, il quale ha dovuto accontentarsi di giocarsi il terzo gradino del podio.
Il crollo sulla Roche-aux-Faucons e il poker dello sloveno
L'illusione di poter stare a ruota del "Cannibale" dei tempi moderni, però, si è infranta pochi chilometri più avanti, durante l’ascesa della Côte de la Roche-aux-Faucons. La salita più dura del percorso, con punte al 12%, è stata il teatro dell’affondo decisivo: a 13 chilometri dall’arrivo, Pogačar ha alzato ulteriormente il tasso alcolico della sua progressione, e stavolta Seixas, pur combattendo con le unghie e con i denti, non ha potuto far altro che cedere e mettersi a sedere sulla bici, salutando la fuga del vincitore. Una volta rimasto solo, lo sloveno ha amministrato senza patemi il vantaggio fino al traguardo, dove ha potuto festeggiare il suo tredicesimo successo in una Classica Monumento. Seixas, a 44 secondi, ha regalato alla Francia un secondo posto tanto inaspettato quanto meritato, diventando la rivelazione assoluta della primavera 2026, mentre Evenepoel, staccato di oltre un minuto e mezzo, ha completato il podio regolando un manipolo di corridori ormai rassegnati alla superiorità altrui.




