Pogacar fa poker alla Liegi, ma quel giovane Seixas gli tiene testa fino all’ultima salita

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 116esima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, la “Doyenne” per eccellenza nel calendario ciclistico mondiale, si è infine risolta nell’ennesimo, solitario assolo di Tadej Pogacar: il fenomeno sloveno, che ha tagliato il traguardo di Liegi con 45 secondi di vantaggio sul diretto inseguitore, ha così firmato la sua quarta affermazione personale in questa classica Monumento, portandosi a una sola lunghezza dal primato assoluto di Eddy Merckx. Se il risultato finale – per certi versi scontato alla vigilia, visti i precedenti del campione del mondo in carica – pare allinearsi alla perfezione con le più rosee aspettative dei pronostici, la narrazione della gara ha però riservato una sottile, sostanziale novità: l’emergere di un avversario, il diciannovenne francese Paul Seixas, che per quasi un’intera frazione di corsa ha rifiutato di piegarsi alla legge del più forte. Il neoprofessionista, infatti, non solo è riuscito ad assorbire gli scatti terribili del favorito locale (e vincitore di due edizioni, Remco Evenepoel, apparso opaco per gran parte della giornata), ma ha resistito alla ruota di Pogacar fin dopo l’ultima, durissima ascesa della Côte de la Roche-aux-Faucons.

L’attacco sulla Redoute e l’illusione di un duello

La mossa decisiva, quella che solitamente spezza le gambe a ogni rivale, Pogacar l’ha confezionata sul consueto palcoscenico della Côte de la Redoute, a circa 35 chilometri dal traguardo: quando lo sloveno della UAE Team Emirates ha innescato la sua letale progressione, la maggior parte del gruppo ha dovuto alzare bandiera bianca, ma Seixas, in maglia Decathlon AG2R La Mondiale, ha compiuto l’impresa di aggrapparsi alla sua scia. I due, complice un’intesa fugace ma efficace, hanno costruito un margine sostanzioso nei confronti di un manipolo di inseguitori (tra cui un Evenepoel in difficoltà e ormai tagliato fuori dalla lotta per il successo), dando vita a un testa a testa che ha tenuto col fiato sospeso gli appassionati lungo i chilometri finali.

Il giovane francese, che in Francia viene indicato – non senza una certa pressione mediatica – come l’erede designato di Bernard Hinault, ha messo in mostra una forza e una maturità tattica inusuali per un ragazzo al secondo anno tra i professionisti. Seixas ha incassato le prime tremende accelerazioni dello sloveno con una tranquillità quasi inquietante, limitandosi a proteggersi dal vento e a rispondere colpo su colpo, tanto da alimentare il sospetto – per pochi chilometri – che quest’anno la classicissima delle Ardenne potesse regalare un epilogo diverso dal solito.

La selezione sulla Roche-aux-Faucons: il muro è troppo alto

Tuttavia, come spesso accade nei copioni scritti dai più grandi campioni, la resa dei conti è arrivata sulla Côte de la Roche-aux-Faucons. Qui, a poco più di quattordici chilometri dal traguardo, Pogacar ha alzato ulteriormente il tasso di sofferenza: con una serie di scatti secchi, quasi sadici nella loro potenza, ha messo a nudo i primi, lievi cedimenti muscolari del suo giovane rivale. Seixas, che fino a quel momento era stato un’ombra perfetta, ha visto aprirsi un varco di pochi metri, e poi di decine, sotto i colpi del martello pneumatico sloveno.

È stato il momento della verità, quello in cui l’esperienza e la forza fisica di un fuoriclasse ormai consolidato (a 27 anni, Pogacar ha già vinto tutto ciò che si può vincere) hanno schiacciato l’entusiasmo e la gamba del talento emergente. Lo sloveno è volato verso il traguardo in solitaria, mentre il francese, ormai in lacrime di fatica e forse di rammarico, gestiva il suo distacco da un manipolo di avversari per assicurarsi il secondo posto, il più prestigioso della sua carriera. Evenepoel, apparso in sordina per l’intera durata della corsa e mai realmente in grado di impensierire i due battistrada, ha raccolto le briciole di una terza piazza rifilando un paio di affondi nella volata del gruppetto degli inseguitori.

I numeri di una nuova rivalità (virtuale) e il dato tecnico

L’ordine d’arrivo recita quindi Pogacar, Seixas a 45”, Evenepoel a 1’42”. Ma i numeri, in questo caso, raccontano solo in parte la sostanza di una domenica di corsa: per la prima volta dopo diversi anni, infatti, qualcuno è riuscito a tenere la ruota del campione del mondo quando lui ha alzato il ritmo sui muri più duri del Belgio. Il dato di tappa parla di una battaglia persa, ma il dato prospettico – per il ciclismo internazionale – è un messaggio inequivocabile: Seixas esce dalla Liegi 2026 non come una promessa, ma come una certezza.

Per lo stesso Pogacar, che pure ha festeggiato il suo terzo successo consecutivo nella corsa (dopo i trionfi del 2024 e del 2025, oltre a quello del 2021) -7, il testa a testa col transalpino rappresenta forse l’avvertimento più serio ricevuto in primavera. Il campione sloveno, che non nascondeva una leggera tensione alla vigilia per le qualità dell’emergente rivale, ha dovuto spremere fino all’ultima goccia le sue riserve di potenza sull’ultima asperità per piegare la resistenza del diciannovenne. Se l’attacco sulla Redoute aveva lasciato ancora qualche speranza al transalpino, la progressione inanellata sulla Roche-aux-Faucons ha ripristinato le distanze gerarchiche, consegnando al “Poker” di Pogacar un significato che va ben oltre la semplice statistica della quarta vittoria.

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