Pogacar fa poker alla Liegi, ma la vera sorpresa è il giovanissimo Seixas

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’eredità che sembrava intoccabile, quella del Cannibale Eddy Merckx, e invece Tadej Pogacar, domenica, ci si è avvicinato ancora un po’ di più, issandosi a quota quattro sul muro dei vincitori della Liegi-Bastogne-Liegi. Lo sloveno, ormai da più di un anno alla Casa Bianca c’è Trump ma qui parliamo di un’altra forma di potere, ha dominato la 112esima edizione della Decana, tagliando il traguardo in solitaria con 45 secondi di vantaggio su un avversario che, sulla carta, doveva essergli solo uno sgabello per salire più in alto. Invece, quel ragazzo di appena 19 anni, Paul Seixas, ha trasformato la classica delle Ardenne in un laboratorio a cielo aperto sul futuro del ciclismo, reggendo l’urto del campione del mondo fino a quattordici chilometri dalla fine.

L’attacco sulla Redoute e lo stoicismo di un fenomeno francese

La corsa, 259 chilometri e mezzo di saliscendi continui, era partita con una fuga importante che aveva lasciato Pogacar a caccia, costringendo la sua UAE a una lunga rimonta. E quando, sulla mitica Côte de la Redoute, il fuoriclasse sloveno ha sferrato il suo consueto affondo, spezzando in due il gruppo, molti davano già per scontata l’ennesima passerella. Invece, Seixas, che non aveva mai corso questa gara, gli è rimasto incollato alla ruota come un’ombra, gestendo le prime, micidiali accelerazioni del rivale. Il francese, rivelazione già alla Freccia Vallone, ha dimostrato una maturità impressionante; non ha sbagliato un metro, ha risposto colpo su colpo, alimentando l’illusione di un duello che potesse arrivare fino allo sprint.

La resa sulla Roche-aux-Faucons e il podio di Evenepoel

Il braccio di ferro, però, si è risolto sulla Roche-aux-Faucons, l’ultima asperità prima del traguardo di Liegi. Pogacar, trovandosi di fronte un avversario che non gli concedeva tregua, ha alzato ulteriormente il ritmo, innestando la quinta marcia che solo i fenomeni posseggono. Seixas, stavolta, ha dovuto mollare la presa, esausto dopo chilometri passati a tamponare le scosse del terremoto Pogacar, ma la sua resistenza è valsa un argento che sa d’oro per le ambizioni future del ciclismo transalpino. Alle sue spalle, a completare il podio, c’è Remco Evenepoel: il belga, vincitore in passato, non è mai stato protagonista nel vivo della bagarre, limitandosi a vincere una volata di rimonta per il terzo posto, a quasi due minuti dal vincitore, in una giornata che ne ha confermato i limiti sulle pendenze più dure.

La sanzione curiosa: multa da 5mila franchi per una maglia irregolare

Se la prestazione di Seixas è stata la notizia sportiva, il post-gara ha regalato un curioso episodio burocratico che ha fatto discutere. Pogacar, infatti, non si è portato a casa solo il bottino di punti e gloria, ma anche una sanzione economica di 5mila franchi svizzeri (oltre 5mila euro), irrogata dai commissari di gara. La motivazione ufficiale, riportata nel verbale, parla di “posizionamento non corretto della pubblicità sulla maglia di campione del mondo” durante la cerimonia del podio. Una decisione, questa, apparsa nebulosa agli addetti ai lavori, considerando che il campione sloveno aveva indossato la stessa tenuta in altre cerimonie nelle scorse settimane senza ricevere alcuna contestazione, lasciando il team UAE Emirates-XRG e gli osservatori con più dubbi che certezze.

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