Pogacar fa il poker alla Liegi, ma il vero colpo lo firma Seixas
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Redazione Sport
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Non una semplice passerella, stavolta. Se le edizioni 2024 e 2025 avevano abituato gli appassionati a un copione ripetitivo – ovvero l’accelerazione secca del campione del mondo sulla Côte de la Redoute e il conseguente, lungo, solitario viaggio verso il traguardo – la rievocazione della “Decana” del 2026 ha raccontato una storia diversa, molto più stratificata e per certi versi persino inedita. Tadej Pogacar, certo, ha vinto. Lo ha fatto per la quarta volta nella sua carriera, raggiungendo così nella leggenda di questa corsa mostri sacri come Moreno Argentin e Alejandro Valverde. Ma il gesto atletico che resterà impresso nelle menti, al di là dell’ennesimo trionfo del fuoriclasse sloveno, è un altro: è la resistenza quasi ostinata di un ragazzo di 19 anni, Paul Seixas, che per oltre trentacinque chilometri si è rifiutato di cedere il passo al numero uno del mondo.
La logorante strategia dell’accumulo
Non è stata la “solita” vittoria, quella di Pogacar, per usare un eufemismo. Lo sloveno, che correva con il lutto al braccio per ricordare l’ex compagno Cristian Camilo Muñoz, ha dovuto cambiare registro tattico rispetto al passato. Lontano dall’idea di un attacco secco e risolutivo, il corridore della UAE Team Emirates-XRG ha costruito il suo successo per accumulo, attraverso un logoramento progressivo che ha spezzato la resistenza degli avversari un pezzo alla volta. Sei attacchi, una selezione spietata e una gestione della fatica che ha trovato il suo apice solo sull’ultima asperità di giornata, la Côte de la Roche-aux-Faucons. Lì, a quattordici chilometri dal traguardo, un’ulteriore e decisiva progressione dello sloveno ha finalmente scollinato la tenacia del suo giovane rivale, costringendolo a staccarsi di qualche metro. Una distanza, quella di quarantacinque secondi all’arrivo, che restituisce l’idea di una sfida tutt’altro che banale.
La rivelazione Seixas: “Vedevo offuscato”
Per Paul Seixas, alla sua prima apparizione assoluta tra i professionisti nella Doyenne, il secondo posto finale sa di leggenda appena iniziata. Il transalpino della Decathlon, già vincitore della categoria Junior proprio a Liegi nel 2024, ha superato un esame di maturità che sembrava proibitivo. Intercettato l’attacco di Pogacar sulla Redoute – il punto chiave della corsa e lo stesso punto dove, nella gara femminile, Demi Vollering aveva piazzato l’allungo decisivo per la sua tripletta – Seixas ha operato un piccolo miracolo fisico. “Ero già al limite, in cima alla Redoute vedevo offuscato”, ha confessato il giovane francese ai media al termine della prova. Eppure, è rimasto lì, incollato alla ruota del campione del mondo. Un comportamento che ha sorpreso persino il diretto antagonista: Pogacar ha ammesso di essere rimasto colpito dalla capacità del rivale di assorbire i suoi scatti, in una dimostrazione di forza che ha trasformato la classica in un duello generazionale anticipato.
L’ombra lunga e la volata per il gradino più basso
Se la corsa sembrava una questione a due, il resto del plotone si è giocato le briciole. A pagare il conto più salato è stato il fiammante campione olimpico Remco Evenepoel, che pure aveva tentato il colpo di mano nei primi chilometri rifugiandosi in una fuga numerosa a causa di una caduta che aveva spacchettato il gruppo. Il belga, isolato e ceduto subito sul primo scatto di Pogacar, ha dovuto accontentarsi della terza piazza, regolando allo sprint un drappello di inseguitori arrivato a un minuto e quarantadue secondi dal vincitore. Un piazzamento che sa di beffa per Evenepoel, ma che testimonia quanto sia diventato profondo il divario tra i due fuoriclasse e il resto del mondo, complici anche le ottime prestazioni degli italiani Christian Scaroni e Filippo Zana (rispettivamente ottavo e decimo) in una top ten dominata dai “superstiti” del gruppo dei migliori. La primavera del ciclismo, insomma, cambia volto: Pogacar vince ancora, ma per la prima volta dopo tanto tempo qualcuno (un diciannovenne) gli ha davvero tenuto testa fino all’ultimo respiro della salita.




