Liegi, il solito Pogacar non si ferma più: per Seixas un secondo che vale come una vittoria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è il ciclismo che conosciamo, fatto di numeri, medie al limite del parabolico e dominio assoluto, e poi c’è la corsa. Perché la 112esima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica delle classiche Monumento, racconta una verità lievemente diversa rispetto al semplice ordine d’arrivo: sì, Tadej Pogačar ha vinto per la quarta volta – la terza consecutiva –, portandosi a casa la sua tredicesima Monumento in carriera e sigillando un’egemonia che sembrava ormai scontata. Ma l’anima della corsa, la scintilla che ha tenuto incollati milioni di spettatori sugli scoscesi muri delle Ardenne, ha un nome e un cognome: Paul Seixas.

Lo sloveno, come da copione, ha piazzato l’affondo decisivo sulla Côte de la Roche-aux-Faucons, a quattordici chilometri dal traguardo, staccando definitivamente il suo giovane rivale per involarsi in solitaria con un vantaggio di quarantacinque secondi. Un’azione chirurgica, la solita. Eppure, a rendere memorabile questa giornata non è stata la consueta esibizione di forza del campione del mondo, quanto la straordinaria resistenza oppostagli da un ragazzo di appena diciannove anni, quel Paul Seixas che al via doveva ancora compiere il proprio esordio in questa gara. La sua resa, anche fisica, è arrivata solo dopo aver assorbito ripetuti scatti sulla Redoute e aver spinto Pogačar – lo ammetterà lui stesso in zona mista – a prepararsi addirittura per una volata a due, tanto era solida la sua presenza sulla ruota dell’iridato.

L’illusione ottica del duello e la resa della Roche-aux-Faucons

Per decine di chilometri, mentre Remco Evenepoel – idolo di casa e vincitore nel 2022 e 2023 – scompariva dall’equazione vittoria senza mai essere realmente in grado di impensierire la testa della corsa, il confronto si è ridotto a un a corpo asfissiante tra il passato e il futuro del ciclismo mondiale. Seixas, fresco di successo alla Freccia Vallone, non si è limitato a seguire. Sulle rampe della Redoute ha retto l’urto, è riuscito ad affiancare Pogačar in un momento in cui il resto del gruppo esplodeva a frammenti, dando vita a quella che sembrava una sfida alla pari. Il bluff del francese, quel giocare a nascondere la sofferenza fingendosi indifferente, è durato fino allo strappo definitivo sulla Roche-aux-Faucons, dove i chili di esperienza del ventisettenne sloveno hanno infine prevalso sulla baldanza del transalpino.

È stato in quel frangente, ai meno cinquecento metri dalla vetta, che la resistenza del giovane lionese si è infranta. Pogačar ha alzato il ritmo ancora una volta, la sesta della giornata, e Seixas ha dovuto alzare bandiera bianca, limitandosi a gestire un secondo posto che, nelle sue intenzioni e in quelle degli appassionati, vale quanto una vittoria in ottica futura. Un piazzamento che arriva al culmine di una settimana perfetta per il corridore della Decathlon, che si conferma il rivale più credibile che lo sloveno abbia avuto sulle strade delle Ardenne da molto tempo a questa parte.

Il siparietto della multa: una sanzione revocata nel giro di poche ore

Se la corsa ha regalato emozioni in strada, il dopo-gara ha offerto uno spunto curioso che per qualche ora ha fatto arrabbiare gli addetti ai lavori. Nei comunicati ufficiali post-gara, la giuria ha infatti inflitto a Pogačar una sanzione economica decisamente fuori dalla norma: cinquemila franchi svizzeri, una cifra che non si vedeva da tempo per un’infrazione disciplinare. La motivazione? Un “posizionamento improprio di materiale pubblicitario sulla maglia iridata” durante la cerimonia di premiazione. Un dettaglio fiscale, burocratico, che ha subito sollevato un vespaio di perplessità negli ambienti del ciclismo, considerando che l’abbigliamento indossato dallo sloveno era identico a quello delle vittorie precedenti a Sanremo e nelle Fiandre.

La questione, però, si è risolta con la stessa rapidità con cui Pogačar aveva archiviato la corsa. A distanza di poche ore, senza ulteriori spiegazioni approfondite se non un secco comunicato, la giuria ha fatto marcia indietro revocando la multa. Un dietrofront silenzioso che lascia intendere, più che un’effettiva violazione, un eccesso di zelo dei commissari, i quali forse hanno visto in quella fascia iridata una vicinanza troppo stretta con i loghi degli sponsor. Quel che è certo è che, per una volta, il fuoriclasse sloveno ha rischiato di fare notizia più per i soldi da pagare che per la potenza dei muscoli, anche se l’epilogo ha rapidamente riportato tutto nella norma.

La Doyenne più veloce di sempre e un podio che sa di profezia

Chiudere con un distacco di quasi due minuti per Evenepoel, costretto a vincere una volata di consolazione per il gradino più basso del podio, racconta lo ippo tecnico di questa edizione. La media record di 44,4 km/h certifica una corsa divorata dalle grandi corazzate, dominata dalla UAE e dall’iridato. Per il Belgio, vedere il proprio campione staccato in quel modo sul muro della Redoute suona come una doccia fredda, una presa d’atto che la supremazia dello sloveno non ha eguali in salita. Eppure, proprio lì, a quella altitudine, è cresciuto il seme piantato da Seixas.

Per la Francia, che aspetta un erede al Tour de France dai tempi di Bernard Hinault (1985), questo ragazzo di Lione rappresenta una luce abbagliante. Il paragone con il “Tasso” è già stato fatto, seppur con la prudenza che un diciannovenne impone. Seixas ha tenuto testa al fenomeno del suo tempo per decine di chilometri, ha ceduto ma non si è scomposto, ha messo in fila un intero plotone di campioni affermati. La sua seconda piazza a Liegi, unita ai recenti successi, non è più solo un “caso” o una sorpresa: è la certificazione che il ciclismo mondiale ha un nuovo protagonista, forse l’unico in grado, a breve, di rompere lo schema asfissiante imposto dal campione sloveno.

Meta Description: Tadej Pogačar vince la Liegi 2026, la quarta volta. Ma il vero spettacolo è Paul Seixas, 19enne secondo di lusso. Evenepoel terzo. La cronaca della Doyenne.

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