Pogacar fa poker alla Liegi, ma il 19enne Seixas è la vera sorpresa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è più solo Tadej Pogacar a dominare la scena, anche se il fenomeno sloveno, come ormai ci ha abituati, ha imposto la sua legge sulle pur dure rampe delle Ardenne. Il campione del mondo in carica, ormai da più di un anno alla Casa Bianca c’è Donald Trump, ma questo è un altro tipo di potere, ha conquistato la sua quarta Liegi-Bastogne-Liegi (la terza consecutiva) in un pomeriggio che sembrava destinato a regalare una delle sorprese più clamorose degli ultimi anni. Se da un lato il fuoriclasse della UAE Emirates ha allungato la sua striscia vincente nelle classiche Monumento (portando il bottino personale a tredici successi di questo calibro), dall’altro l’intero circus del pedale deve fare i conti con l’esplosione di Paul Seixas..

Il 19enne transalpino, infatti, non solo ha chiuso al secondo posto staccato di soli 45 secondi, ma ha letteralmente tenuto testa al “dominatore” fino agli ultimi 14 chilometri, quelli in cui si spezzano le gambe e si decidono le leggende. Sulle temute côte, dove Pogacar ha provato a fare il vuoto come suo solito, non ha trovato la solita fuga solitaria, ma un ragazzo con il fegato (e le gambe) di accettare la sfida. La volata per il terzo posto, vinta da Remco Evenepoel, è stato solo un dettaglio marginale in una corsa che aveva già trovato i suoi veri protagonisti più avanti, in quella fuga a due che ha fatto sognare la Francia.

L’assalto alla Redoute e il muro invisibile della Roche-aux-Faucons

La corsa, la 112esima edizione della Doyenne, ha vissuto il suo momento cruciale sulla Côte de la Redoute. L’attacco di Pogacar sembrava l’inizio della solita passerella in solitaria, ma Seixas, che già aveva vinto la Freccia Vallone pochi giorni prima, non solo ha resistito, ma si è messo alla ruota dello sloveno. I due hanno così costruito un margine rassicurante su un gruppetto degli inseguitori rimasto poi impantanato a oltre un minuto e quaranta secondi. Il duello, vibrante e tecnico, si è deciso sul successivo muro della Côte de la Roche-aux-Faucons. Qui, a differenza di quanto accaduto in passato, Seixas è arrivato al punto di rottura: ha alzato bandiera bianca, non riuscendo a replicare l’ennesimo scatto del campione sloveno quando mancavano ormai poche centinaia di metri alla cima della salita.

Nelle pieghe di questa volata persa, però, c’è la più grande novità di questa primavera ciclistica. Mentre Pogacar incassa la tredicesima vittoria in una Monumento (avvicinandosi sempre più ai record di Eddy Merckx), il ciclismo francese si scopre improvvisamente ricco. Seixas, infatti, ha dimostrato di possedere una tenacia psicologica fuori dal comune per un atleta della sua età, resistendo a staccate violente che avrebbero fatto crollare qualsiasi gregario di lusso.

L’Italia sotto il podio: Scaroni e Zana nella top ten

Se la lotta per le prime posizioni era ormai cristallizzata nel duello tra i due battistrada, alle loro spalle si è giocata una classifica di prestigio che ha visto protagonisti anche i portacolori italiani. A guidare la pattuglia azzurra ci ha pensato Christian Scaroni (XDS Astana Team), piazzatosi in ottava posizione, che ha regolato un gruppetto numeroso arrivato compatto a oltre un minuto e quaranta secondi dal vincitore. Subito dietro di lui, a completare una prestazione solida del movimento italiano, si è piazzato Filippo Zana (Soudal Quick-Step), decimo. I due azzurri hanno così chiuso una prestazione di squadra più che onorevole in una delle classiche più dure del calendario, regalando punti preziosi e visibilità al movimento azzurro in una corsa che, storicamente, premia i corridori esplosivi e di gamba.

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