Appalti pilotati in Sicilia, il Pd scende in piazza e Schlein punta il dito
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Redazione Interno
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Una ventina di persone, tra cui esponenti di spicco e militanti del Partito Democratico siciliano, si è radunata davanti all’assessorato regionale alla Famiglia, in via Trinacria a Palermo, per chiedere a gran voce le dimissioni del presidente della Regione, in un sit-in di protesta scatenato dall’ultima maxi-inchiesta della Procura di Palermo che ha coinvolto, in un sistema di appalti truccati e nomine guidate nel settore sanitario, diciassette persone. Le richieste di arresti domiciliari avanzate dai magistrati, le quali includono nomi di primo piano della politica e dell’imprenditoria isolana, hanno riacceso i riflettori su quelle che, secondo gli organizzatori della manifestazione, sono le profonde criticità di un “sistema malato”, non sanabile con la semplice rimozione di alcuni dirigenti.
Le parole di Elly Schlein
A Roma, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, pur astenendosi dal commentare i profili giudiziari, ha dichiarato che il problema non si esaurisce con le figure finite nell’inchiesta, ma investe chi attualmente guida la Sicilia, una regione che, a suo dire, dopo vent’anni si troverebbe ancora in una condizione di ostaggio. Le frasi intercettate e riportate dalla stampa, ha sottolineato, rivelerebbero con chiarezza come la gestione della sanità, degli appalti e persino dei concorsi pubblici venga piegata a logiche clientelari, funzionali al mantenimento del potere da parte di una ristretta consorteria che, così facendo, soffocherebbe ogni possibilità di cambiamento.
La figura di Ferdinando Aiello
Tra gli indagati, i magistrati palermitani hanno inserito anche Ferdinando Aiello, ex deputato del Partito Democratico e consulente per una società di servizi, il quale, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe fatto parte di un gruppo di lobbisti spregiudicati e avidi intermediari. Costoro, sfruttando il prestigio acquisito e una lunga esperienza nelle relazioni con le pubbliche amministrazioni, avrebbero distorto le proprie competenze per finalità illecite, contribuendo a quel meccanismo di appalti pilotati al centro delle indagini, che coinvolge, tra gli altri, anche un ex presidente della Regione e un deputato nazionale.
La richiesta di un cambio di passo
La protesta del Pd, seppur numericamente contenuta, segnala una tensione politica palpabile, alimentata da inchieste giudiziarie che periodicamente riportano alla luce dinamiche opache nella gestione della cosa pubblica. Gli slogan urlati in piazza, che chiedevano l’allontanamento di alcuni leader politici, riflettono una domanda di discontinuità e di un profondo rinnovamento della classe dirigente regionale, considerata da molti come l’unica via per restituire credibilità e futuro a un territorio dove, stando alle accuse, persino i bandi pubblici e i concorsi verrebbero manipolati per consolidare vecchie rendite di posizione.




