Sistema Teorema, tangenti e appalti pilotati: 20 indagati a Crotone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All’alba di oggi, ottanta finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione a sedici perquisizioni – alcune delle quali di natura informatica – disposte dalla Procura della Repubblica, battendo a tappeto gli uffici della Provincia, il Comune, studi di consulenza e abitazioni private. L’operazione, che ha portato alla notifica di venti avvisi di garanzia, scardina un presunto meccanismo collaudato di affidamenti illeciti, un sistema che gli investigatori del Nucleo Mobile hanno battezzato “Teorema” e che avrebbe consentito un drenaggio di denaro pubblico quantificato in circa quattrocentomila euro. Denaro finito, secondo le ricostruzioni, sui conti correnti personali di un funzionario pubblico così come nelle casse di una rete di soggetti affidatari, in un intreccio di relazioni professionali e familiari che la procura, diretta da Domenico Guarascio, sta ora cercando di districare.

L’ossatura tecnica di un sistema “collaudato”

Al cuore dell’organizzazione, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal pm Rosaria Multari, vi sarebbe stata una coppia di professionisti – l’ingegnere Luca Bisceglia e l’architetto Rosaria Luchetta, tra loro coniugi – che avrebbero messo stabilmente a disposizione le proprie qualifiche tecniche. Il loro ruolo, cruciale per la tenuta del sistema, garantiva la copertura formale necessaria per l’aggiudicazione e l’esecuzione degli appalti, non solo per la Provincia ma anche per alcuni Comuni del circondario. A far da collante, una serie di società strumentali, due delle quali con sede addirittura in Emilia Romagna, utilizzate per giustificare fatturazioni da consulenze che, secondo l’ipotesi accusatoria, coprivano invece il riparto di somme indebitamente sottratte alla collettività.

Il meccanismo degli appalti e la figura di Fabio Manica

Le contestazioni per gli indagati – che dovranno rispondere, a vario Titolo, di associazione a delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico – disegnano uno scenario in cui i principi di rotazione, imparzialità e trasparenza previsti dalla normativa sui contratti pubblici sarebbero stati sistematicamente calpestati. Al vertice di questa presunta struttura, gli inquirenti hanno collocato Fabio Manica, esponente di Forza Italia, rieletto consigliere provinciale solo pochi giorni fa e fino a poco tempo prima presidente facente funzione dell’ente. Per lui, insieme ad altri quattro indagati, la procura aveva avanzato richiesta di misure cautelari restrittive; il gip, per ora, ha optato per la notifica di inviti a rendere interrogatorio preventivo, riservandosi di decidere sui passi successivi.

Un flusso di denaro tra prestanome e spese personali

Il meccanismo, nella ricostruzione fornita dalle Fiamme Gialle, si basava su un articolato sistema di triangolazioni finanziarie. I lavori – spesso relativi all’edilizia scolastica – venivano frazionati per rimanere al di sotto della soglia che impone le gare, garantendo così affidamenti diretti a professionisti vicini al sodalizio. Una volta incassato il pagamento dalla Provincia, tecnici come Bisceglia e Luchetta avrebbero restituito parte delle somme a una società, la Sinergyplus, gestita da Giacomo Combariati, considerato dagli investigatori una sorta di “collettore” per le tangenti. Da lì, il denaro tornava a Manica, che secondo l’accusa avrebbe materialmente prelevato il contante utilizzando un bancomat intestato allo stesso Combariati. Per mascherare il conflitto di interessi e offuscare le tracce, il gruppo si sarebbe avvalso di una rete di prestanome e consulenti, tra cui un commercialista, la cognata del politico (utilizzata per intestazioni fittizie) e il fratello, un avvocato. Il denaro pubblico così dirottato, stando alle indagini, sarebbe confluito in spese personali a vario titolo: dall’acquisto di autoveicoli di lusso ai premi assicurativi, fino a viaggi e soggiorni.

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