Crotone, tangenti e appalti truccati: venti avvisi di garanzia nel vortice dell’inchiesta “Teorema”
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Redazione Interno
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La mattinata di ieri ha segnato una svolta decisiva per gli equilibri politici e amministrativi della provincia pitagorica, con la Guardia di Finanza di Crotone che ha dato esecuzione a un’ordinanza di perquisizioni – sedici in totale, molte delle quali a carattere informatico – che ha travolto enti locali, studi professionali e abitazioni private. L’operazione, che ha portato alla notifica di venti avvisi di garanzia, ha messo a nudo un presunto meccanismo collaudato di affidamenti illeciti di appalti pubblici; un sistema, stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti, che avrebbe determinato un drenaggio di risorse pubbliche quantificabile in circa quattrocentomila euro. Questa somma, secondo gli investigatori delle Fiamme Gialle, sarebbe confluita sia su conti correnti personali di un funzionario pubblico, sia nelle casse delle imprese affidatarie, delineando un circuito vizioso di favori e compensi illeciti.
Il cuore dell’inchiesta “Teorema” e il ruolo dell’ex vicepresidente
L’inchiesta, ribattezzata “Teorema” dalla Procura della Repubblica, ruota attorno all’ipotesi di reato di associazione per delinquere, un’accusa che ha finito per coinvolgere una galassia variegata di soggetti: politici, professionisti, cosiddetti “colletti bianchi” e funzionari. Tra i venti indagati spicca il nome di Fabio Manica, esponente di Forza Italia e da poco rieletto consigliere provinciale, già noto per aver ricoperto il ruolo di vicepresidente della Provincia. Agli atti, l’ipotesi investigativa lo descrive come una sorta di regista di questo presunto sistema illecito; un ruolo centrale che la Procura ha cercato di definire attraverso un impianto accusatorio articolato, in cui i reati contestati – a vario Titolo – spaziano dalla corruzione alla truffa aggravata ai danni dello Stato, dalla frode nelle pubbliche forniture al falso ideologico.
L’elenco dei lavori: scuole, impianti sportivi e opere pubbliche sotto la lente
Il ventaglio degli appalti finiti nel mirino degli inquirenti restituisce il quadro di un presunto intervento capillare su opere strategiche per il territorio. Non solo la manutenzione straordinaria di istituti scolastici del capoluogo – si parla del Liceo Scientifico “Filolao”, del Liceo Classico “Pitagora”, ma anche l’efficientamento energetico che avrebbe dovuto interessare il liceo “Gravina” e l’istituto commerciale “Lucifero” –, ma anche la messa in sicurezza di un impianto sportivo come il centro “Desport”, sempre a Crotone. Il raggio d’azione si estende fino a Cirò Marina, dove sarebbero finiti sotto osservazione i lavori al reticolo idrografico minore in prossimità dei mercati saraceni, il campo di calcio comunale e gli impianti tecnologici per la realizzazione del “Nuovo Asilo Nido Artino”. Un intreccio, quello ricostruito dagli investigatori, che legherebbe a doppio filo l’assegnazione di queste commesse a una logica di scambio e contropartita, di cui il denaro pubblico sarebbe stato la principale vittima.
I profili degli indagati e la strategia della Guardia di Finanza
L’elenco degli indagati, fornito dalla procura, racconta per esteso la complessità dell’operazione: accanto a Manica compaiono nomi come Giacomo Combariati, Luca Bisceglia, Rosaria Luchetta, Alessandro Vallone, Vicky Ingarozza e Francesco Manica; un gruppo cui si aggiungono Luca Vincenzo Macaluso, Andrea Esposito, Gaetano Caccia, Domenico Zizza, Francesco Mario Benincasa, Raffaele Cavallaro, Giuseppe Marinello, Adriano Astorino, Antonio Otranto, Michele Scappatura, Bina Fusaro, Caterina Scavo e Salvatore Valente. La varietà dei profili – dall’imprenditore al consulente, dal tecnico al pubblico amministratore – suggerisce la struttura complessa del presunto sodalizio criminoso che, secondo l’accusa, avrebbe operato con ruoli distinti e ben definiti. Le perquisizioni, condotte su delega del magistrato, hanno mirato a raccogliere ulteriori elementi a conferma del meccanismo illecito già emerso: quello delle mazzette che, come riportato nell’informativa delle Fiamme Gialle, avrebbero alimentato un sistema di spartizione occulta dei fondi destinati alle opere pubbliche. La strategia investigativa, incentrata su intercettazioni e analisi di flussi finanziari, ha restituito il ritratto di una gestione degli appalti in cui la trasparenza sarebbe stata sostituita da un’articolata rete di favori, il cui epicentro sarebbe stato individuato in alcuni uffici della Provincia.




