Licenziamento di Horner: la domanda da un milione di dollari di Montoya e il debutto di Mekies
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Redazione Sport
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A pochi giorni dal Gran Premio di Gran Bretagna, che chiude la prima metà della stagione prima della pausa estiva, la Formula 1 è stata scossa dalla decisione della Red Bull di licenziare con effetto immediato Christian Horner, team principal da vent’anni. Una mossa inaspettata, che ha lasciato il paddock senza parole, considerando il ruolo chiave dell’inglese nella crescita del team di Milton Keynes, prima con Sebastian Vettel e poi con Max Verstappen, dominatore degli ultimi quattro mondiali.
Quello che ha sorpreso, oltre alla brusca interruzione di un’era, è l’assenza di motivazioni ufficiali. Horner, che ha costruito una squadra vincente, si è trovato improvvisamente senza un perché. Se per un lavoratore comune un licenziamento in tronco può essere un colpo durissimo, nel circus della F1 – dove i professionisti di alto livello sono merce rara – difficilmente si resta a lungo senza un’alternativa. Ma il punto non è solo la carriera: è il silenzio attorno alla vicenda a sollevare domande.
Intanto, Laurent Mekies ha già preso le redini della squadra, facendo il suo debutto operativo durante un Filming Day a Silverstone. Il francese, ex direttore sportivo della Ferrari, ha parlato di “entusiasmo” e di una realtà che, a suo dire, è composta da “persone straordinarie, le migliori nel loro campo”. Un passaggio di consegne rapido, quasi chirurgico, che lascia intendere come la Red Bull abbia voluto voltare pagina senza esitazioni.
Non è mancato, però, un saluto formale da parte di Helmut Marko, storico consulente del team, che ha ringraziato Horner per i “risultati eccezionali” ottenuti insieme in due decenni di collaborazione. Un messaggio che, pur nella sua formalità, riconosce il peso di un’era ormai chiusa. Resta da capire se, e come, questo cambiamento influenzerà la corsa al titolo di Verstappen, finora dominatore incontrastato.




