Ranucci accoglie Nunziati a Report dopo il licenziamento, l'agenzia Nova: "Non per la domanda"
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Redazione Esteri
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Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta Report, ha deciso di aprire le porte della sua redazione a Gabriele Nunziati, il giornalista il cui rapporto di collaborazione con l’Agenzia Nova è stato interrotto, secondo quanto riportato, in seguito a una domanda posta durante la conferenza stampa della Commissione Europea dello scorso 13 ottobre. «Ha dimostrato una qualità che è rara tra politici e giornalisti: quella del coraggio», ha affermato Ranucci, sottolineando come il collega, che era anche uno stagista di Report, sia stato licenziato «per una coincidenza particolare» e dopo aver «pagato le conseguenze» per non avere «alle spalle un’azienda importante come la Rai». L’intervento del giornalista, noto per i suoi servizi di approfondimento, si configura dunque come un atto di solidarietà concreta e come un segnale forte a sostegno della libertà d’indagine.
La reazione internazionale e la definizione "agghiacciante"
Sulla vicenda è intervenuta con un comunicato ufficiale l’Associazione Internazionale della Stampa (API-IPA), la quale ha espresso «profonda preoccupazione» per quanto accaduto, definendo «agghiacciante» il licenziamento improvviso di un giornalista per una domanda formulata in una sede istituzionale. «I giornalisti pongono domande difficili e scomode. È il nostro lavoro. È anche uno dei pilastri fondamentali della libertà di stampa», ha dichiarato il presidente Dafydd ab Iago, secondo il quale punire un professionista per aver svolto il proprio dovere in una conferenza stampa della Commissione Europea «invia un messaggio agghiacciante a tutti i corrispondenti a Bruxelles e in Europa». Una presa di posizione netta che mette in luce le tensioni sul ruolo del giornalismo nelle sedi dove si decide la politica continentale.
La versione di Agenzia Nova sulle motivazioni
Dal canto suo, l’Agenzia Nova ha fornito una ricostruzione dei fatti differente, respingendo l’idea che l’interruzione del rapporto con Nunziati fosse direttamente riconducibile all’episodio della conferenza stampa. Attraverso una dichiarazione del suo fondatore e direttore, l’agenzia ha spiegato che la decisione è maturata perché il giornalista, «dopo ripetute spiegazioni, si è rifiutato di accettare il fatto che non si può usare un’agenzia di stampa per portare avanti la propria linea politica personale». L’affermazione centrale della testata è che un’agenzia, in quanto fonte primaria d’informazione, non debba soltanto essere imparziale, ma deve anche apparire tale agli occhi del pubblico, un principio che, a loro dire, sarebbe stato messo in discussione dal comportamento del collaboratore.
Il contenuto della domanda contestata
L’oggetto della disputa risiede nella questione posta da Nunziati ai portavoce della Commissione, Paula Pinho e Anouar El Anouni, durante l’incontro con i media. Il giornalista ha chiesto se, per analogia con le ripetute richieste dell’Unione alla Russia di pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, «anche Israele dovrebbe pagare per la ricostruzione di Gaza». Una domanda che, toccando un tema di politica estera di grande delicatezza e attualità, ha innescato le reazioni contrapposte che hanno portato da un lato alla solidarietà professionale di Ranucci e dell’associazione di categoria, e dall’altro alla difesa del proprio codice deontologico da parte dell’agenzia per cui il giornalista lavorava.




