Ranucci accoglie Nunziati a Report dopo il licenziamento, l'IPA: "Agghiacciante"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha deciso di aprire le porte della sua redazione a Gabriele Nunziati, il giornalista la cui collaborazione con l’agenzia Nova è stata interrotta in seguito a una domanda posta durante una conferenza stampa della Commissione Europea. «Il collega, che purtroppo è stato licenziato dopo la domanda, per una coincidenza particolare è uno stagista di Report», ha dichiarato Ranucci, sottolineando come l’episodio abbia messo in luce una qualità che egli considera sempre più rara, non solo tra i giornalisti ma anche nella classe politica: il coraggio. Ranucci, che ha definito la sua una presa di posizione voluta anche come segnale, ha quindi espresso la sua piena solidarietà al giornalista e la volontà di integrarlo stabilmente nella sua squadra qualora se ne presenti l’opportunità, riconoscendone il valore professionale al di là delle contingenze.
La reazione dell'Associazione Internazionale della Stampa
Sulla vicenda è intervenuta con forza l’Associazione Internazionale della Stampa (API-IPA), la quale ha definito “agghiacciante” il licenziamento di Nunziati, motivato, secondo la ricostruzione dell’associazione, dalla natura “inappropriata” della domanda stessa. Dafydd ab Iago, presidente dell’API-IPA, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha rimarcato come porre interrogativi difficili e talvolta scomodi costituisca non soltanto l’essenza del lavoro giornalistico, ma anche un pilastro irrinunciabile della libertà di stampa. Secondo questa prospettiva, sanzionare un professionista per aver assolto a questo compito in un contesto istituzionale come quello di Bruxelles rappresenta un monito preoccupante per l’intera categoria dei corrispondenti.
La versione di Agenzia Nova sulle motivazioni
Agenzia Nova, per voce del suo fondatore e direttore, ha fornito una ricostruzione dei fatti divergente, respingendo l’idea che l’interruzione del rapporto con Nunziati sia avvenuta come diretta conseguenza della domanda specifica. La posizione dell’agenzia, che si definisce una fonte primaria di informazione con il dovere di essere e di apparire imparziale, è che il nodo critico sia stato piuttosto il rifiuto del giornalista, nonostante ripetuti richiami, di accettare il principio per cui non si può strumentalizzare un’agenzia di stampa per promuovere una personale linea politica. Una divergenza, questa, che tocca il cuore stesso del ruolo e dei limiti del giornalista all’interno di una testata.
Il contenuto della domanda contestata
L’oggetto della controversia fu una precisa interrogazione rivolta, lo scorso ottobre, ai portavoce della Commissione Europea Paula Pinho e Anouar El Anouni. Nunziati chiese infatti se, per coerenza con la posizione assunta dall’Unione sulla ricostruzione dell’Ucraina a carico della Russia, non si ritenesse che “anche Israele dovesse pagare per la ricostruzione di Gaza”. Una domanda che, nel porre un parallelo tra due scenari internazionali distinti ma entrambi conflittuali, ha innescato un dibattito che va ben al di là del singolo episodio, investendo i temi dell’autonomia professionale e delle pressioni, sia esterne che interne, nel mondo dell’informazione.




