Scontro tra Ranucci e Ghiglia sul caso Report, il garante: "Nessuna corsia preferenziale"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il dibattito sull'operato di Agostino Ghiglia, membro dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, si è riacceso con toni aspri dopo il botta e risposta televisivo con Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Durante l'ultima puntata del programma di Rai 3, sono state mostrate delle immagini che ritraggono Ghiglia, consigliere in area Fratelli d'Italia, mentre varca l'ingresso della sede del partito guidato da Giorgia Meloni. La circostanza, di per sé, ha sollevato più di un interrogativo, considerando che la visita è avvenuta il giorno prima che il Garante infliggesse alla Rai una multa da 150mila euro proprio per la diffusione, da parte di Report, dell'audio privato di un’intercettazione telefonica tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. Una coincidenza temporale che ha gettato benzina sul fuoco di un caso mai sopito.

Le dichiarazioni di Ghiglia e la frecciata a Ranucci

Agostino Ghiglia, intervenendo pubblicamente, ha ammesso di aver ricevuto i ricorsi presentati da Sangiuliano, ma ha categoricamente escluso qualsiasi tipo di trattamento privilegiato. Le tempistiche di elaborazione delle istanze dell’ex ministro e di sua moglie, ha assicurato, sarebbero state perfettamente in linea con quelle di tutti gli altri ricorrenti, smentendo così ogni ipotesi di una "corsia preferenziale". La sua replica, tuttavia, non si è limitata a una semplice difesa d’ufficio. Rivolgendosi direttamente a Ranucci, che aveva minacciato denunce, Ghiglia ha lanciato una stoccata ironica e personale: "Denuncia? Vediamo, non voglio pagargli l’avvocato con il mio canone". Un'affermazione che, al di là del tono scherzoso, ha ulteriormente polarizzato il confronto, spostandolo su un piano che travalica la semplice disputa giuridica.

Le accuse di Fittipaldi e il rischio di strumentalizzazione

La controversia, però, non si esaurisce nello scontro personale tra il giornalista e il garante. Secondo quanto emerso nel servizio di Report, la gestione di Ghiglia viene dipinta come poco neutrale. Le critiche, sollevate con forza, puntano il dito contro un uso politico dell'Autorità, descritta da alcuni come una "clava" brandita contro il lavoro dei giornalisti. Si sostiene, infatti, che un esponente politico, quale di fatto è considerato Ghiglia, avrebbe potuto influenzare le decisioni collegiali, sebbene voci interne lascino intendere che egli stesso non fosse pienamente convinto né dell'ammonizione né della pesante sanzione finanziaria, preferendo forse un'archiviazione della pratica. Una ricostruzione che, se confermata, delineerebbe un quadro interno all'Authority ben più complesso e frastagliato di quanto non appaia dall'esterno.

La posizione degli esperti e l'appello di Cathy La Torre

Le ripercussioni del caso hanno oltrepassato i confini nazionali, diventando oggetto di discussione anche tra gli specialisti del settore. Cathy La Torre, esperta di privacy, ha espresso un giudizio severo, affermando che in altre nazioni europee la situazione verrebbe accolta con ilarità, se non con disappunto. In occasione di un recente convegno, il cosiddetto "GDPR day", la presenza di Ghiglia ha finito per monopolizzare il dibattito, concentrandolo non sui temi tecnici, bensì sull'inopportunità della sua visita in un palazzo politico. La Torre, pur riconoscendo la fondatezza giuridica del provvedimento sanzionatorio nei confronti di Report, ha lanciato un appello chiaro: l'indipendenza del garante è compromessa e le dimissioni di Ghiglia sarebbero necessarie per tutelare l'integrità e la credibilità dell'intera istituzione. Una presa di posizione netta che riflette il profondo malessere di una parte del mondo accademico e professionale.

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