Gli incel e l’odio online, tra cronaca e rappresentazione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nelle pieghe oscure del web, dove si annidano comunità chiuse e inaccessibili alle donne, proliferano discorsi carichi di risentimento e violenza. Su Telegram, in chat room protette da barriere digitali, alcuni utenti si identificano nella foto profilo di Filippo Turetta – il giovane accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin – o si riconoscono nel nome di gruppi come il “Forum dei brutti”. Sono gli incel, acronimo di involuntary celibates, uomini che attribuiscono al genere femminile la responsabilità della loro incapacità di stabilire relazioni affettive o sessuali. Un fenomeno che, sebbene marginale, ha mostrato la sua pericolosità in episodi di cronaca nera, dove l’odio online si è tradotto in gesti estremi.

Parallelamente, la serie Adolescence – diventata in poche settimane una delle produzioni più viste su Netflix, con oltre 66 milioni di visualizzazioni – ha riacceso il dibattito sui rischi che corrono i giovani in rete. La trama, incentrata su un tredicenne accusato di omicidio e sulle ripercussioni sulla sua famiglia, ha sollevato interrogativi sul cyberbullismo e sull’assenza di figure adulte di riferimento. Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della fondazione Minotauro, sottolinea come la mancanza di guide autorevoli sia il vero tema centrale della serie, più ancora dei pericoli del digitale.

Intorno a Adolescence, però, si è diffusa anche una fake news: alcuni post virali su X, persino condivisi da Elon Musk, sostenevano che la storia fosse ispirata a un fatto realmente accaduto, ma modificato per ragioni ideologiche. Una teoria priva di fondamento, smentita dagli autori, che tuttavia dimostra quanto la disinformazione possa distorcere la percezione della realtà.

L’episodio più inquietante della serie, il terzo, è un lungo piano sequenza in cui il protagonista, Jamie, affronta una terapia carceraria dopo l’arresto. La scena, priva di montaggio, restituisce con crudezza il disagio di un adolescente travolto da accuse gravissime, in un sistema che fatica a offrire risposte. Una rappresentazione che, al di là della finzione, riflette un malessere reale, quello di una generazione sospesa tra fragilità personali e pressioni sociali.

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