Vertice a Evian, la cautela di Meloni in attesa del bilaterale con Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La settimana che si apre oggi, con il G7 in agenda da martedì nella località alpina di Evian, rappresenta un banco di prova cruciale per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alle prese con una fitta serie di appuntamenti internazionali che potrebbero ridisegnare gli equilibri diplomatici dell'Occidente. Al centro dell’attenzione, ancora informale ma sempre più probabile, c’è il primo confronto faccia a faccia – dopo mesi di gelo e silenzi – con il presidente americano, Donald Trump, la cui presenza al vertice francese è stata confermata nonostante i recenti tentennamenti.

Fonti governative, raccolte sia a Palazzo Chigi che negli ambienti diplomatici statunitensi, suggeriscono che l’incontro bilaterale potrebbe effettivamente concretizzarsi, rappresentando un'occasione per tentare una riconciliazione dopo le recenti incomprensioni; tra queste, lo stesso staff della premier ritiene che Trump abbia compreso appieno le ragioni italiane riguardanti il blocco degli aerei americani a Sigonella, un nodo che aveva aggravato le frizioni tra i due alleati.

La prudenza come linea guida e il dossier Iran

A Palazzo Chigi, tuttavia, la parola d’ordine resta la massima cautela, una prudenza che appare dettata da due ordini di motivi strettamente connessi agli scenari di crisi mediorientale. Da un lato, si registrano le recenti dichiarazioni di Trump, il quale non ha esitato a bollare l’Europa e lo stesso G7 come “irrilevanti” nella gestione della crisi in Medio Oriente; una bordata che la premier ha scelto di non raccogliere, preferendo mantenere un profilo basso.

Dall’altro lato, c’è l’ennesimo, improvviso annuncio di una pace imminente tra Stati Uniti e Iran che, secondo i media americani come Axios, potrebbe essere formalizzata già nel fine settimana a Ginevra con la firma del vicepresidente Vance. E proprio su questo punto la diplomazia italiana esercita la sua maggiore prudenza: pur essendo consapevole che un’intesa tra Washington e Teheran non sia mai stata così vicina, fonti italiane ricordano come “se ci si dovesse affidare a quanto riportato nelle ultime settimane dalle agenzie di stampa, la guerra sarebbe finita da molto tempo”.

Una considerazione, questa, che evidenzia lo scetticismo di fondo rispetto a una svolta immediata, anche se la premier guarda con attenzione a possibili sviluppi positivi proprio sull'accordo Usa-Iran.

L'agenda fitta tra vertici europei e il negoziato con Macron

Oltre all’attesa per il bilaterale con Trump, il calendario di Meloni si preannuncia estremamente denso, scandito da appuntamenti che testeranno la tenuta dell’asse europeo. Subito dopo il G7, previsto dal 15 al 17 giugno, la presidente del Consiglio volerà a Bruxelles per il Consiglio europeo del 18 e 19, per poi partecipare, secondo quanto si apprende, a un vertice sul conflitto ucraino in formato E5 (con Francia, Germania, Polonia e Regno Unito) a Berlino.

Ma il vero banco di prova dell’asse mediterraneo sarà il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra, dove si terrà il vertice intergovernativo Italia-Francia, ufficializzato proprio ieri dall’Eliseo.

L’incontro, che vedrà la partecipazione di nove ministri per delegazione e un forum d’affari, è stato presentato dai francesi come “il primo vertice bilaterale dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale” – firmato nel 2021 da Mario Draghi ed Emmanuel Macron –, una definizione che a Palazzo Chigi è sembrata volutamente riduttiva, tanto che fonti italiane hanno precisato come non si tratti affatto del primo incontro tra i due leader.

Dossier libanese e il disgelo con l’amministrazione Trump

Tra i dossier caldi che accomunano Roma e Parigi spicca quello libanese, dove la missione Unifil – che l’Italia intende mantenere con un peso specifico rilevante – rappresenta un banco di prova della collaborazione bilaterale. Secondo quanto riferito, l’Italia è consapevole che “non si può fare da soli” in Libano, e per questo la sponda francese viene considerata strategica per gestire il delicato post- missione.

Nel frattempo, in uno scenario di lento disgelo con Washington, si inseriscono anche le missioni dei ministri: la prossima settimana il titolare della Difesa, Guido Crosetto, sarà a Washington per incontrare l’omologo Hegseth, mentre il 22 giugno toccherà ad Antonio Tajani volare a Miami per un Business Forum, occasione nella quale incontrerà il segretario di Stato Marco Rubio e il governatore della Florida, DeSantis.

Una serie di contatti che, sebbene non sostituiscano il faccia a faccia tra i leader, contribuiscono a ricucire lo strappo e a preparare il terreno per il vertice di Evian, dove – è lecito attenderselo – si suderanno sette camicie per provare a ricomporre l’alleanza transatlantica.

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