Musk e il caos tra i dipendenti federali: la rivolta silenziosa
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Redazione Esteri
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Elon Musk, noto per le sue mosse imprevedibili e spesso controverse, ha scatenato un putiferio tra i dipendenti federali statunitensi con un’email inviata nel weekend a oltre due milioni e trecentomila lavoratori pubblici. Nel messaggio, il miliardario ha chiesto a ciascuno di loro di elencare entro lunedì scorso cinque obiettivi raggiunti durante la settimana precedente, minacciando licenziamenti per chi non avesse risposto. Una richiesta che, sebbene apparentemente semplice, ha gettato nel panico migliaia di persone, lasciandole incerte sul futuro del proprio impiego.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha affrontato la questione durante il briefing di ieri, sottolineando come l’email abbia generato un’ondata di confusione e preoccupazione. Fonti anonime interne a diverse agenzie federali, tra cui Cia, Fbi e National Institutes of Health, hanno rivelato al New York Times e ad altri media americani che molti funzionari, incluso alcuni fedelissimi del presidente Trump, si sono opposti fermamente alla richiesta di Musk. Alcuni capi agenzia hanno persino ordinato ai propri dipendenti di ignorare l’email, definendola inappropriata e priva di fondamento legale.
Nonostante il termine ultimo sia scaduto, Musk è tornato alla carica oggi con un nuovo post su X, offrendo una “seconda possibilità” a chi non avesse ancora risposto. «A seguito della decisione del presidente», ha scritto, «vi è stata data un’ulteriore opportunità. La mancata risposta questa volta comporterà il licenziamento». Una dichiarazione che, anziché placare le acque, ha ulteriormente alimentato il caos, lasciando molti dipendenti incerti su come comportarsi.
La situazione ha messo in luce non solo le tensioni tra il magnate e le istituzioni federali, ma anche le difficoltà di gestione di un sistema burocratico complesso come quello statunitense. Mentre alcuni dipendenti hanno cercato di adattarsi alla richiesta, altri hanno scelto di resistere, ritenendo l’imposizione di Musk un’ingerenza inaccettabile.
Quello che emerge è uno scontro tra due visioni diametralmente opposte: da un lato, l’approccio disruptivo e spesso autoritario di Musk, dall’altro, la rigidità e la struttura gerarchica delle agenzie federali. Un conflitto che, al di là delle minacce di licenziamento, solleva interrogativi più ampi sul futuro del lavoro pubblico e sul ruolo dei privati nelle dinamiche governative.




