Caso David Rossi, Lucarelli difende Mussari e attacca il teste Giampà e Le Iene

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Selvaggia Lucarelli è intervenuta sul caso David Rossi prendendo posizione a favore di Giuseppe Mussari, l'ex presidente di Monte dei Paschi di Siena indicato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta come il presunto mandante di un'azione intimidatoria nei confronti del dirigente morto nel 2013.

In una serie di storie pubblicate sul proprio profilo Instagram, la giornalista ha contestato la solidità della ricostruzione messa a punto dal presidente dell'organismo, Gianluca Vinci, concentrando i propri rilievi sull'attendibilità della fonte principale e sui tempi della divulgazione mediatica.

Le critiche alla testimonianza e il precedente per calunnia

Il bersaglio principale delle osservazioni di Lucarelli è Saverio Giampà, il detenuto calabrese le cui dichiarazioni hanno contribuito a chiamare in causa l'ex banchiere. «Come spiegato oggi sul Fatto il suo accusatore (un detenuto) è un noto calunniatore, che in passato ha accusato un cittadino albanese di omicidio. Era innocente», ha scritto la giornalista, facendo riferimento alla ricostruzione giornalistica secondo cui Giampà ha riportato una condanna definitiva per calunnia risalente ai primi anni Duemila.

La 61enne, nato a Catanzaro, vanta un curriculum giudiziario che comprende narcotraffico, usura, lesioni ed estorsione, e in passato gli furono revocati i programmi di protezione per comportamenti incompatibili con le regole previste.

Lucarelli ha poi aggiunto un elemento relativo ai canali attraverso cui la testimonianza sarebbe emersa, sostenendo che l'uomo si sarebbe rivolto in un primo momento alla trasmissione Le Iene prima di arrivare all'attenzione della Commissione. «Riconoscete il format?», ha commentato, alludendo a un modus operandi televisivo che a suo giudizio privilegia l'effetto mediatico rispetto alla verificabilità delle accuse.

La giornalista ha quindi contestato quello che ha definito un cortocircuito tra la diffusione pubblica dei nomi e l'assenza di riscontri probatori, sostenendo che la vicenda rischia di produrre «vite distrutte» sulla base di «illazioni» e «accuse campate in aria».

La difesa di Mussari e la replica di Vinci

Nel suo intervento Lucarelli ha anche criticato la reazione del presidente della Commissione alle smentite dell'ex presidente di Mps. «Fare nomi senza prove poi vedere che succede. Rovinare la vita di persone accusandole di un crimine terribile e dire pure 'non ci facciamo intimorire'. Da quando difendersi da calunnie è 'intimorire'?», ha osservato, rivolgendo una critica diretta a Vinci.

Il presidente della Commissione ha replicato nel corso della trasmissione Storie Italiane, spiegando che l'intenzione attribuita al gruppo di cui Mussari sarebbe stato a capo non era quella di uccidere Rossi, bensì di intimidirlo per difenderlo dalle minacce dei clan, e che la situazione sarebbe poi sfuggita di mano a chi avrebbe dovuto eseguire l'azione.

Mussari, dal canto suo, ha respinto ogni addebito definendo le accuse «una follia e una calunnia» e annunciando iniziative giudiziarie contro chi le ha formulate e contro chiunque le ripeterà. L'ex banchiere ha inoltre sostenuto di non essere mai stato convocato né ascoltato dalla Commissione e di non aver avuto contatti con le Procure che si occupano del caso, criticando la diffusione dei documenti posti a fondamento delle contestazioni, che ha definito avvenuta «a dispregio di ogni segreto investigativo».

Sempre nel suo intervento pubblico ha contestato il merito della ricostruzione, sostenendo che nessun dirigente di banca possa spostare 50 milioni di euro «con un clic» senza che si attivino i sistemi di controllo.

Il quadro dell'inchiesta parlamentare

La Commissione parlamentare d'inchiesta ha indicato Mussari come il soggetto che avrebbe voluto l'azione intimidatoria e Gabriele Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino conosciuto come «Lo Zena», come colui che avrebbe organizzato la fase operativa scegliendo le persone da coinvolgere, senza partecipare direttamente all'esecuzione. Vinci ha precisato che nessuno dei due risulta iscritto nel registro degli indagati e che entrambi saranno invitati a un'audizione con l'assistenza di un avvocato e la facoltà di non rispondere.

Ceccherelli ha respinto le accuse dichiarando di non conoscere alcuno dei soggetti coinvolti nella vicenda e di essere stato a Siena una sola volta, per acquistare un paio di scarpe.

David Rossi, 51 anni, morì il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, sede storica dell'istituto senese. Le indagini giudiziarie si erano concluse con due archiviazioni per suicidio, mentre la famiglia ha sostenuto fin da subito l'ipotesi dell'omicidio.

La prima Commissione parlamentare d'inchiesta aveva chiuso i lavori anzitempo nel 2022 a causa della caduta del governo Draghi, lasciando aperta la questione; la seconda Commissione ha ripreso il filone investigativo anche sulla base di nuove consulenze tecniche, tra cui la ricostruzione video realizzata dal Ris dei carabinieri sulle ombre proiettate nel vicolo dove fu trovato il corpo, compatibili con la presenza di più persone rimaste ferme all'imbocco per diversi minuti.

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