Platini e Juventus, un richiamo forte ma la famiglia ha la priorità. Exor dice no a Tether.
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Redazione Sport
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In un’intervista concessa a Il Giornale, Michel Platini, figura indissolubilmente legata ai trionfi della Juventus negli anni Ottanta, ha posto un punto fermo su un’ipotesi che, periodicamente, torna a circolare tra i tifosi: un suo ritorno al club in veste di presidente. Il campione francese, la cui carriera si è intrecciata in modo indelebile con la storia della squadra e con la famiglia Agnelli, ha riconosciuto il fascino potente di quella prospettiva, definendolo “un richiamo forte”, ma ha indicato senza esitazione la sua scelta di vita attuale. Superati i settant’anni, Platini ha chiarito che la sua priorità assoluta risiede nel dedicare tempo alla famiglia, una dimensione che oggi prevale su qualsiasi incarico dirigenziale, per quanto prestigioso e carico di significato emotivo. La sua dichiarazione, netta e ponderata, suona come un manifesto di valori personali e arriva in un momento di grande fermento per la società bianconera, scossa da una vicenda finanziaria che ne interroga il futuro proprietario.
L’offerta di Tether e il secco rifiuto di Exor
Proprio mentre Platini parlava delle radici della Juventus, identificandole senza mezzi termini nella famiglia Agnelli, la holding di quest’ultima, Exor, si trovava a respingere un’offerta formale e pubblica per l’acquisizione del pacchetto di controllo della società calcistica. La proposta, avanzata da Tether, l’emittente della stablecoin più utilizzata al mondo, puntava a ottenere il 65,4% di Exor in mano alla famiglia con un’offerta valutata complessivamente 1,1 miliardi di euro per l’intero capitale. Una cifra, questa, giudicata inadeguata dal consiglio di amministrazione della holding, il quale ha replicato con un secco diniego, mantenendo una linea di totale chiusura a qualsiasi ipotesi di cessione che la famiglia Agnelli ha tenuto in tutti gli anni passati, di fronte a qualsiasi nome di acquirente fosse stato accostato al club.
Chi sono i fondatori della stablecoin dietro la proposta
La mossa di Tether, comunque, ha avuto l’effetto di portare sotto i riflettori del grande pubblico, e non più solo degli esperti di criptovalute, i suoi fondatori, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino. La trattativa sulla Juventus, per la prima volta condotta in modo così esplicito e con una cifra messa nero su bianco, rappresenta infatti un tentativo di uscita dall’ombra per i due manager, proiettando un’operazione finanziaria complessa nel dominio popolare del calcio. È attraverso il linguaggio universale dello sport, e di uno dei suoi club più iconici, che la società dietro la stablecoin ha scelto di costruire la sua visibilità e di testare il terreno per un’espansione del proprio influsso nel panorama economico e oltre.
L’identità del club tra passato glorioso e nuove sfide
Le parole di Platini, dunque, risuonano oltre la sfera personale e toccano un nervo scoperto del presente juventino: la questione dell’identità e della continuità proprietaria in un’epoca di capitali globali e operatori finanziari innovativi. L’ex campione, nel sottolineare come “Juventus significa Agnelli”, ha implicitamente evidenziato il solco tra una storia scritta in decenni di successi e di legami familiari profondi e un futuro dove nuove entità, provenienti da settori economici di frontiera, potrebbero ambire a scriverne di nuove. La reazione di Exor all’offerta di Tether, immediata e negativa, sembra al momento preservare quell’asse storico, lasciando però aperte domande sulle pressioni che il club potrà subire da un mercato sempre più agguerrito e su quali saranno, in definitiva, i custodi del suo mito nei prossimi anni.




