La "routine" dei truffatori seriali, tra Napoli e Roma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sveglia alle otto, cambio di motocicletta e appostamenti sotto le abitazioni designate, secondo una metodologia che, pur richiamando l'ordinarietà di un impiego d'ufficio, nascondeva in realtà la spietata pianificazione di una serie di truffe ai danni di persone anziane. I militari del Nucleo investigativo, nel corso dell'indagine denominata "Altro mondo", hanno infatti ricostruito con precisione il modus operandi di due presunti componenti del clan Lafleur, accusati di undici distinti colpi compiuti in poco più di due mesi. Le loro azioni, focalizzate sul noto inganno del finto carabiniere, si inserivano in un quadro criminale più ampio, che ha visto l'esecuzione di un'articolata operazione di polizia giudiziaria su scala nazionale.
La centrale operativa e il meccanismo della truffa
Le telefonate, cariche di ansia indotta, che raggiungevano le vittime residenti a Roma partivano materialmente da un alloggio situato nella zona di Capodichino a Napoli, trasformato in una vera e propria centrale operativa. In quel luogo, dove venivano organizzati veri e propri turni di lavoro per effettuare chiamate ininterrottamente, i truffatori mettevano in scena la loro recita, sostenendo di essere un maresciallo dei carabinieri e comunicando un arresto fittizio di un familiare. A quel punto, un complice interveniva con una registrazione audio, un finto grido di disperato aiuto, destinato a convincere definitivamente l'anziano interlocutore della necessità di pagare una cauzione in denaro contante o in preziosi per evitare la detenzione del congiunto.
La vasta operazione dell'Arma e gli sviluppi giudiziari
L'intera struttura criminale, descritta dalle forze dell'ordine come una sorta di holding del crimine senza alcuna pietà per le persone colpite, è stata colpita da una vasta operazione coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dai carabinieri. L'attività investigativa, che ha riguardato diversi comuni della provincia napoletana e altre regioni, ha portato all'esecuzione di misure cautelari per ventuno persone, con accuse relative a decine di episodi fraudolenti. L'organizzazione, stando alle accuse, era riuscita a sottrarre alle vittime una somma complessiva di almeno trecentomila euro, parte dei quali – circa centoventimila – sono stati successivamente ritrovati nascosti all'interno di uno scaldabagno.
La logistica e il movente economico
L'aspetto più significativo emerso dalle indagini risiede nella scrupolosa organizzazione logistica, che prevedeva il regolare spostamento dei truffatori dalla Campania verso il Lazio per compiere materialmente le estorsioni. Questi, una volta ottenuto il bottino, facevano rapidamente ritorno a Napoli, confermando una separazione netta tra il luogo da cui partiva l'aggressione telefonica e il teatro dello scambio fisico del denaro. L'unico movente, come spesso accade in simili vicende, era di natura puramente economica, con l'obiettivo di approfittare della vulnerabilità e della paura di cittadini isolati, spogliati dei propri risparmi attraverso una macchinazione costruita ad arte per sfruttare i legami affettivi.




