Tragedia del Natisone, indagati tre vigili del fuoco e un infermiere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura della Repubblica di Udine ha avviato un'inchiesta sulla tragedia del fiume Natisone, avvenuta il 31 maggio scorso, che ha visto la morte di tre giovani: Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, travolti dalla piena del fiume mentre si trovavano abbracciati disperatamente. L'indagine, condotta dal procuratore capo Massimo Lia, si concentra sulle modalità di gestione delle telefonate di soccorso e del protocollo di emergenza, con l'obiettivo di chiarire se vi siano state negligenze o ritardi nelle operazioni di salvataggio.

Sono stati inviati avvisi di garanzia a tre operatori della Sala operativa dei Vigili del Fuoco e a un infermiere del Numero unico di emergenza 112 (Sores Fvg), accusati di omicidio colposo. Secondo Maria Mihaela Tritean, madre di Patrizia Cormos, la decisione della procura è doverosa, poiché ritiene che, se gli operatori avessero agito diversamente, sua figlia forse sarebbe ancora viva. La donna ha espresso il suo dolore e la sua convinzione che ci fosse il tempo per salvare i ragazzi, ma che le decisioni prese in quei momenti cruciali non siano state adeguate.

Gli avvocati difensori dei quattro indagati hanno annunciato che i loro assistiti non si presenteranno in Procura il 4 dicembre per il primo interrogatorio di garanzia, in attesa di poter conoscere il contenuto del fascicolo. Stefano Buonocore, legale di due degli indagati tra gli addetti dei vigili del fuoco, ha dichiarato che la decisione di non presenziare all'interrogatorio è stata presa per poter esaminare con attenzione le accuse mosse contro i suoi clienti.

L'inchiesta si concentra sui 41 minuti chiave dell'intervento, durante i quali la paura si è trasformata in disperazione e l'intervento dalla terra e dal cielo non è riuscito a evitare la morte dei tre ragazzi.

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