Il parà Florian Montorio ucciso in Libano: l’attacco a un convoglio Unifil riapre le crepe della tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sergente maggiore Florian Montorio, veterano del 17° reggimento genio paracadutisti di Montauban, era a poche ore dal congedo quando una raffica di armi leggere lo ha raggiunto in un villaggio del sud Libano. L’attacco, avvenuto nei pressi di Ghanduriyah, ha trasformato quella che doveva essere l’ultima missione operativa prima del ritorno a casa in un agguato mortale, costato la vita al militare francese e ferito gravemente altri tre caschi blu del contingente. La pattuglia, stando alla ricostruzione ufficiale dell’Unifil, era impegnata nella bonifica di ordigni esplosivi lungo un’arteria stradale; l’obiettivo dichiarato era quello di ristabilire i collegamenti con alcune postazioni isolate da giorni a causa dei combattimenti tra Hezbollah e le forze israeliane. La dinamica dell’imboscata, avvenuta a distanza ravvicinata, lascia pochi dubbi sulla volontà di colpire proprio i soldati della missione di peacekeeping, nonostante il cessate il fuoco in vigore da appena ventiquattr’ore.

L’ombra di Hezbollah e il rimpallo di responsabilità

Il presidente francese Emmanuel Macron non ha esitato a puntare il dito, dichiarando che “tutto suggerisce che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah”. Una presa di posizione netta, accompagnata dalla richiesta alle autorità libanesi di procedere all’arresto immediato dei colpevoli. Dall’altra parte, la milizia sciita ha prontamente smentito qualsiasi coinvolgimento, chiedendo cautela in attesa che sia l’esercito regolare libanese a fare piena luce sull’accaduto. Gli investigatori del tribunale militare di Beirut, nel frattempo, hanno aperto un fascicolo e stanno setacciando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, un’area che, va detto, è storicamente sotto l’influenza operativa del partito di Dio. La tensione, dunque, rimane altissima: se da un lato la tregua fatica a tradursi in fiducia, dall’altro episodi come questo rischiano di vanificare gli sforzi diplomatici internazionali che avevano portato alla sospensione delle ostilità.

“Non ha più senso”: la replica del ministro Crosetto

L’eco dell’attacco ha varcato i confini del Medio Oriente, trovando un’eco particolare in Italia, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto ha utilizzato parole di una durezza inusuale per commentare lo stato della missione Onu. Intervenuto ai microfoni del Tg1, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha infatti affermato che “nelle attuali condizioni, la missione Unifil non ha più senso”. Una dichiarazione choc che, secondo quanto riferito dallo stesso Crosetto, è stata già formalizzata in una lettera inviata direttamente al segretario generale dell’Onu, António Guterres. La posizione del ministro, che parla di una tattica precisa da parte di Hezbollah volta a impedire il consolidamento della tregua, riflette la crescente frustrazione tra i Paesi contributori, i cui soldati si trovano sempre più spesso nel mirino di attori non statali, nonostante il mandato Onu e la bandiera delle Nazioni Unite.

La diplomazia in stallo tra parole di cordoglio e indagini sul campo

Mentre a livello giudiziario si cercano i responsabili materiali, la diplomazia italiana ha scelto la via del cordoglio istituzionale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al collega francese Macron, esprimendo “profondo sgomento” per la morte del sergente Montorio. Nel testo, il capo dello Stato italiano ha definito l’accaduto un “gesto inammissibile” contro una missione che definisce “fondamentale per la stabilità dell’area e presidio del diritto umanitario internazionale”. Parole di conforto, dunque, ma anche di ferma condanna, che però si scontrano con la realtà sul campo: i tre feriti (due dei quali in condizioni definite gravi) sono stati evacuati e sono in cura, mentre gli investigatori dell’Unifil cercano di far luce su come sia stato possibile che una pattuglia internazionale, in un momento di tregua ufficiale, possa essere stata sorpresa e falcidiata da colpi d’arma da fuoco.

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