Pollenza, un addio tra palloncini bianchi e “amore disperato” per Riccardo Merkuri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La comunità di Pollenza si è stretta nel dolore per l’ultimo saluto a Riccardo Merkuri, il ventenne la cui esistenza si è tragicamente interrotta nelle acque del porto di Civitanova Marche la sera del suo compleanno. Le esequie, celebrate nella collegiata di San Biagio, hanno visto un gesto semplice e toccante da parte di chi lo conosceva: il lancio di decine di palloncini bianchi, accompagnati dalle note di “Amore disperato” di Nada, a simboleggiare un affetto che cerca di elevarsi al di sopra di una vicenda incomprensibile e crudele. Presente una folla silenziosa, composta da amici, conoscenti e semplici cittadini rimasti colpiti da una parabola familiare tanto improvvisa quanto devastante, un dramma che ha lacerato la quotidianità di un paese intero, lasciando tutti attoniti di fronte all’abisso di un gesto estremo -6.

La ricostruzione della serata del dramma

La dinamica di quanto accaduto venerdì 20 febbraio è stata ricostruita dagli inquirenti attraverso le testimonianze e le immagini di videosorveglianza. Secondo quanto appreso, Riccardo si trovava in casa con la madre, Albana Kastriot, una donna di 53 anni molto conosciuta in zona per la sua attività di estetista, per festeggiare il suo ventesimo compleanno -1-8. Il padre e l'altro figlio erano invece fuori casa. A un certo punto, tra madre e figlio sarebbe degenerata una lite, le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti; una discussione che ha superato i confini dell'abitazione, tanto che alcuni vicini, allarmati dalle urla, hanno allertato i carabinieri -5-8.

Quando i militari sono giunti sul posto, la situazione si è presentata subito grave: il padre, rientrato poco prima, aveva già trovato la moglie riversa in bagno, priva di sensi e con chiari segni di percosse sul volto -6. La donna presentava una frattura alla mandibola e altre lesioni facciali, per le quali è stata immediatamente trasportata all'ospedale di Macerata e posta in coma farmacologico; le sue condizioni, seppur serie, non sarebbero in pericolo di vita -3-9. Di Riccardo, però, non c'era più traccia: era fuggito a bordo della sua auto, una Mercedes Classe A, lasciando a casa il proprio telefono cellulare, un dettaglio che ha fatto subito pensare a una volontà precisa di eludere qualsiasi contatto -2-8.

La fuga verso il mare e il ritrovamento

Le ricerche del giovane si sono concentrate dopo il ritrovamento della sua auto, parcheggiata all'ingresso del porto di Civitanova Marche, in largo Donatori di sangue. L'analisi delle telecamere di sorveglianza dell'area portuale ha fornito le immagini cruciali della sua ultima, disperata mezz'ora. I filmati mostrano Riccardo dirigersi verso il molo Sud e gettarsi in acqua dalla banchina -2-8. In un frame successivo, lo si vede riemergere, risalire sulla terraferma, togliersi il giacchetto e compiere un secondo tuffo, questa volta definitivo, scomparendo tra le acque gelide del porto -1-5. Da quel momento, di lui non si sono avute più notizie, fino al tragico epilogo.

Sono state ore di apprensione e di speranza, con una task force di soccorsi mobilitata tra vigili del fuoco, sommozzatori giunti da Teramo, guardia costiera e carabinieri, che hanno battuto senza sosta lo specchio d'acqua antistante il porto con droni, motovedette e gommoni -6-8. La mattina di domenica 22 febbraio, però, ogni illusione è svanita: i sommozzatori hanno recuperato il senza vita di Riccardo Merkuri nelle stesse acque in cui le telecamere lo avevano immortalato lanciarsi -9. Il medico legale, intervenuto sul posto, ha successivamente stabilito che la causa del decesso è da attribuirsi all'ipotermia e al conseguente annegamento -1-7.

Il dolore e le parole del padre

A gettare una luce, per quanto possibile, sullo stato d'animo del ragazzo prima del folle gesto sono state le dichiarazioni del padre, Mario Merkuri. L'uomo, un piccolo imprenditore edile, ha raccontato agli inquirenti e alla stampa la sua convinzione: Riccardo sarebbe fuggito e avrebbe deciso di farla finita perché persuaso di aver ucciso la madre -5. Rientrato in casa e trovatala a terra in una pozza di sangue, probabilmente il giovane ha creduto che il suo gesto violento avesse avuto conseguenze letali e, in preda al panico e alla disperazione, ha pensato di non avere altra via d'uscita se non quella di fuggire e togliersi la vita -1-8. Il padre lo ha descritto come un ragazzo determinato in quel momento, convinto di non poter più tornare indietro. La famiglia Merkuri, di origini albanesi ma residente a Pollenza dagli anni Novanta e perfettamente integrata nel tessuto sociale, si trova ora a dover affrontare un lutto doppiamente doloroso: il figlio scomparso e la madre ancora ricoverata in gravi condizioni, che al suo risveglio dovrà fare i conti con una verità terribile e inaspettata -1-8.

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