Bridgerton, Shonda Rhimes apre a un nuovo spin-off e la candidata è Violet, la mamma dei Bridgerton

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non si è ancora spenta l’eco del successo della quarta stagione, quella dedicata alla storia tra Benedict Bridgerton e Sophie Beckett, e già l’universo espanso della serie in costume più amata di Netflix torna a far parlare di sé. A gettare benzina sul fuoco dell’entusiasmo dei fan, o meglio a stuzzicarli con una prospettiva inedita, è stata direttamente Shonda Rhimes, la potente showrunner e produttrice che ha trasformato i romanzi di Julia Quinn in un fenomeno globale. Intervenuta nel podcast “Glass Half Full” condotto da Craig Melvin, Rhimes ha lasciato intendere che un nuovo capitolo derivato potrebbe essere in fase di valutazione, e il suo sguardo si è posato su un personaggio che, seppur sempre presente, non ha mai avuto una ribalta tutta sua: Violet Bridgerton, la matriarca della famiglia interpretata con misurata eleganza da Ruth Gemmell.

L’idea, a sentire le parole della produttrice, non è un semplice espediente pubblicitario ma una riflessione che coltiva da tempo. “Ho sempre detto che, se avessimo dovuto realizzare qualcosa del genere, Violet sarebbe stata la persona perfetta di cui raccontare la storia”, ha dichiarato Rhimes, lasciando intendere che le potenzialità narrative legate al personaggio siano un filone ricco e tutto da esplorare. Una possibilità, l’ha definita, ma per chi conosce il modus operandi della rhimesiana fabbrica di sogni, anche solo un’apertura del genere vale come un annuncio ufficiale, capace di mettere in moto la macchina delle speculazioni e delle speranze. Del resto, il precedente di successo c’è e si intitola “La regina Carlotta”, spin-off che nel 2023 ha incantato pubblico e critica scandagliando le origini del tormentato amore tra la sovrana e re Giorgio, e che ha già dimostrato quanto il passato (e il futuro) dei personaggi secondari possa reggere il peso di una narrazione autonoma.

Ma cosa renderebbe così appetibile la figura di Violet agli occhi della produzione? La risposta affonda le radici in ciò che i fan hanno imparato a conoscere in quattro stagioni. Violet è il perno emotivo attorno cui ruota l’intera numerosa famiglia Bridgerton, la vedova che dopo la prematura scomparsa dell’amatissimo marito Edmund ha dedicato la propria esistenza a guidare i figli attraverso le insidie della società londinese e le tempeste del cuore. Negli ultimi episodi andati in onda, il suo personaggio ha però compiuto un passo significativo, uscendo dal guscio di madre affettuosa e saggia consigliera per rimettersi in gioco sentimentalmente con Lord Marcus Anderson, fratello di Lady Danbury. Una relazione che, complice il lutto improvviso che ha colpito la figlia Francesca per la morte del marito John Stirling, ha subito una brusca frenata, con Violet che ha scelto di mettere da parte la propria felicità per farsi scudo e sostegno del dolore della ragazza.

È esattamente in questo crocevia emotivo, in questa capacità di sacrificio e in questa profondità di sentimenti, che Shonda Rhimes intravede la materia per una serie antologica. Raccontare Violet significherebbe poter scegliere se addentrarsi nei ricordi, mostrando la giovane donna che era prima di diventare “la mamma”, il suo incontro con Edmund e la costruzione di quell’amore leggendario che ha segnato per sempre la sua esistenza; oppure, seguire il filo del presente e del futuro, esplorando la sua seconda possibilità di amare, quel diritto alla felicità che spesso le madri, specialmente in epoca Regency, sono chiamate a sacrificare in nome del dovere. Una dicotomia narrativa che offre spunti quasi infiniti.

Le dichiarazioni di Rhimes arrivano a poca distanza da quelle di un altro membro di spicco della produzione, Tom Verica, che nelle scorse settimane aveva già anticipato a Deadline come fossero in corso “discussioni per altri progetti” legati all’universo di Bridgerton, cavalcando proprio l’onda lunga del successo riscosso con “La regina Carlotta”. Un coro di voci, dunque, che sembra convergere verso un unico obiettivo: non disperdere il patrimonio narrativo creato, anzi, capitalizzarlo al massimo, consapevoli che l’affetto del pubblico per questi personaggi va ben oltre la singola stagione dedicata a uno degli otto fratelli. La strada maestra, già tracciata con la sovrana, pare essere quella di dare voce e profondità a figure che finora hanno agito da meraviglioso contorno, ma che hanno storie personali altrettanto intense e degne di essere raccontate.

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