Poste italiane introduce il costo per lo Spid, sei euro dal secondo anno
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Redazione Economia
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A dieci anni esatti dal suo lancio, il sistema di identità digitale fornito da Poste italiane, divenuto uno strumento imprescindibile per accedere a una miriade di servizi pubblici e privati, subisce una svolta storica che ne modifica la natura gratuita. L'azienda, che detiene la quota di mercato più ampia con i suoi oltre ventiquattro milioni di utenti attivi, ha infatti comunicato una modifica unilaterale delle condizioni di servizio, rendendo a pagamento il mantenimento dell'identità PosteID a partire dal primo giorno di gennaio. La novità, come si legge nella nota ufficiale pubblicata sul sito del gruppo, non intacca però il primo anno di attività, che rimarrà gratuito salvo eventuali costi legati alla specifica procedura di identificazione scelta dall'utente al momento dell'iscrizione; è a partire dal secondo anno, e dal successivo rinnovo automatico, che scatterà l'addebito di sei euro, iva inclusa.
Un costo contenuto nel panorama dei provider
Il corrispettivo, fissato a sei euro, si colloca nella fascia più bassa dell'offerta attualmente presente sul mercato, come risulta dal confronto con gli altri identity provider accreditati. Sebbene l'introduzione di un canone rappresenti un cambiamento di paradigma per una fetta così rilevante della popolazione, che in molti casi non aveva mai sostenuto spese per il servizio, Poste italiane sembra aver puntato su una tariffa volontariamente contenuta, quasi simbolica, forse per mitigare l'impatto psicologico e pratico della transizione. Una scelta, questa, che potrebbe essere interpretata come un tentativo di bilanciare le esigenze di bilancio dell'azienda con la necessità di non erodere un patrimonio di digitalizzazione faticosamente costruito, considerando che il sistema Spid nel suo complesso vanta oggi più di quarantuno milioni di identità attive, una penetrazione che supera l'ottanta per cento tra gli adulti e che pone l'Italia in una posizione di avanguardia in Europa.
Il meccanismo del rinnovo automatico e la platea interessata
Il meccanismo applicativo della nuova policy è delineato con chiarezza: la gratuità è confermata per tutti i nuovi utenti che decidano di attivare l'identità digitale presso Poste, i quali, tuttavia, dovranno poi pagare a partire dal secondo anno, quando il servizio si rinnoverà in automatico dietro pagamento del relativo corrispettivo. La modifica, di fatto, inizierà a produrre i suoi effetti economici sulle casse dei cittadini a partire dal 2027, quando scatteranno i primi rinnovi a pagamento per quella sterminata platea che ha aderito al servizio negli anni passati. Una transizione dunque dilazionata nel tempo, che lascia spazio agli utenti per valutare le alternative, ma che di fatto istituzionalizza un costo ricorrente per un servizio pubblico considerato ormai essenziale.
Il contesto di un servizio diventato fondamentale
La decisione arriva in un momento in cui lo Spid, nato come Sistema Pubblico di Identità Digitale, ha ormai consolidato il suo ruolo di chiave di accesso primaria alla pubblica amministrazione digitale e non solo, estendendosi anche a molti servizi bancari e commerciali. La sua affermazione, uno dei risultati più tangibili del percorso di innovazione del paese, ha creato una dipendenza funzionale da parte di cittadini e imprese, rendendo quasi obbligatorio possedere un'identità digitale per muoversi agevolmente nella società contemporanea. In questo scenario, l'introduzione di un canone da parte del principale gestore segna un punto di non ritorno, spostando parzialmente l'onere del mantenimento dell'infrastruttura digitale dalle casse dello Stato, o dell'azienda fornitrice, direttamente sull'utente finale, pur con un importo annuo che, allo stato attuale, si mantiene basso.




