Spid a un bivio: con il canone di Poste, il sistema perde la gratuità universale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’ingresso nel 2026, si chiude un’era per il Sistema pubblico di identità digitale, che per anni ha rappresentato, per una vasta fetta della popolazione, la chiave d’accesso gratuita e immediata alla pubblica amministrazione online. La decisione di Poste Italiane, gestore dell’identità digitale per una platea sterminata di utenti, di introdurre un contributo di sei euro annui – applicabile a coloro che possiedono l’identità attiva da oltre dodici mesi – sancisce, in modo inequivocabile, la fine di un modello di fruizione senza costi diretti per l’utente finale. Una svolta, questa, che non giunge inaspettata agli osservatori più attenti, avendo diversi identity provider già abbandonato nel tempo la formula della completa gratuità, ma che di fatto ridisegna la geografia dell’accesso digitale per milioni di italiani, costretti ora a una scelta consapevole tra il pagamento di un canone per un servizio consolidato e l’esplorazione di percorsi alternativi.

Il panorama dopo il rinnovo delle convenzioni

La misura di Poste si inserisce in un quadro complessivo di transizione, del quale pochi, in verità, sembrano avere piena contezza. Il sistema Spid, dopo il rinnovo in extremis delle convenzioni lo scorso autunno, è infatti garantito per i prossimi cinque anni, assicurando continuità operativa a una infrastruttura divenuta vitale. Tuttavia, il suo ruolo si sta evolvendo: da strumento unico e predominante, sta progressivamente diventando una delle opzioni nell’ecosistema dell’identità digitale, il quale si sta aprendo a soluzioni parallele e potenzialmente sostitutive. Questo cambiamento di paradigma, accelerato proprio dall’introduzione del canone, spinge i cittadini a valutare con maggiore attenzione il ventaglio di possibilità a loro disposizione, spostando l’asse della convenienza e della praticità.

Le alternative gratuite: CIE e IT Wallet

Tra le opzioni che si candidano a raccogliere il testimone dello Spid gratuito, due emergono con forza: la Carta d’Identità Elettronica e il nascente IT Wallet. La prima, in particolare, rappresenta già una realtà consolidata e potenzialmente in grado di offrire un accesso paritario a molti servizi della pubblica amministrazione, con il vantaggio di non comportare costi aggiuntivi annuali per il cittadino, se non quelli iniziali di emissione del documento. L’IT Wallet, progetto di portafoglio digitale dell’identità promosso dal governo, si profila invece come l’orizzonte futuro, promettendo di integrare in un unico strumento non solo le credenziali di accesso, ma anche una serie di documenti e certificati. La loro affermazione, che qualcuno vede come inevitabile dopo la mossa di Poste, dipenderà dalla capacità di garantire una user experience altrettanto semplice e immediata, fattore che ha decretato il successo popolare dello Spid nei suoi anni d’oro.

Le categorie escluse dal canone e le prospettive

La nuova policy di Poste Italiane, per quanto rappresenti una discontinuità netta, prevede importanti esenzioni che mitigano l’impatto su alcune fasce vulnerabili della popolazione. Restano infatti esentati dal pagamento del contributo annuale i minorenni, gli ultrasettantacinquenni, i cittadini residenti all’estero e i titolari di identità Spid a uso professionale. Queste eccezioni delineano una misura che, pur puntando alla sostenibilità economica del servizio, cerca di non tradursi in una barriera insormontabile per chi potrebbe avere maggiori difficoltà. L’implementazione del cambio, caratterizzata da una comunicazione ai cittadini che molti hanno giudicato poco chiara e affrettata, lascia ora spazio a una fase di assestamento, nella quale gli utenti dovranno orientarsi in un mercato dell’identità digitale diventato più articolato e, per molti, meno scontato.

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