Il caso Pucci a Sanremo, l’ironia di Lundini e Crozza e le parole dei vertici Rai: nessuna ingerenza, solo un dibattito normale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’eco delle polemiche legate alla mancata partecipazione di Andrea Pucci al Festival di Sanremo non si è ancora spenta, e come spesso accade in queste circostanze, il mondo dello spettacolo e della satira ha raccolto il testimone, offrendo il proprio controcanto alle dichiarazioni ufficiali che filtrano dai piani alti di viale Mazzini. Se da un lato l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, prova a gettare acqua sul fuoco parlando di un “normale dibattito” che si interseca con il principale evento di costume del Paese, dall’altro lato comici del calibro di Valerio Lundini e Maurizio Crozza hanno colto la palla al balzo per trasformare la vicenda in materia per i loro monologhi, dimostrando come la linea di confine tra politica e intrattenimento, in Italia, sia spesso labile e fonte di fraintendimenti.
Valerio Lundini, ospite del dopofestival, non le ha mandate certo a dire, pur mantenendo quel tono surreale e irriverente che lo contraddistingue. Nel corso dell’intervista curata da Rocco Giurato, l’artista ha approfittato della vetrina per promuovere le nuove date europee del suo spettacolo “Il mansplaning spiegato a mia figlia”, che toccherà Madrid, Bruxelles, Barcellona e Amsterdam, ma è stato quando si è parlato della querelle che ha visto protagonista la seconda carica dello Stato che il suo eloquio si è fatto più tagliente. Rivolgendosi idealmente a Ignazio La Russa, Lundini ha confessato che se fosse stato nei panni del comico milanese, la tentazione di rispondere al presidente del Senato sarebbe stata forte: “Perché non ti sei fatto gli affari tuoi?”, la domanda che, secondo l’ex conduttore di “Battute?”, molti cittadini si saranno posti di fronte all’intervento di un’istituzione su una scelta artistica, anche se i vertici aziendali si affrettano a ridimensionare la portata di quella presa di posizione.
Parallelamente, Maurizio Crozza ha infilato il costume di scena per restituire al pubblico la sua celeberrima imitazione del presidente del Senato. In attesa del ritorno di “Fratelli di Crozza” sul Nove, il comico genovese ha infatti pubblicato un video in cui, nei panni di La Russa, immagina di lanciare addirittura una raccolta firme per decidere gli ospiti del Festival, sdrammatizzando con ironia l’imbarazzo di un’ingerenza che, seppur smentita, ha lasciato il segno. “Uno potrà pensare: ‘ma il Presidente del Senato non ha di meglio da fare, anziché occuparsi della scaletta di Sanremo?’”, fa dire Crozza al suo personaggio, per poi rispondersi con una battuta fulminante: “No, non ce l’ho”. Una frase che, nella sua semplicità, fotografa perfettamente il paradosso di un paese in cui le più alte cariche dello Stato finiscono per essere risucchiate nel vortice del talk show e del varietà televisivo.
A fronte di queste sollecitazioni, che rimbalzano tra i social e le testate giornalistiche, la macchina comunicativa della Rai è stata costretta a una precisazione, anzi a più di una. L’ad Giampaolo Rossi, intervistato a margine della mostra su Pippo Baudo, ha tagliato corto con una certa decisione: “Se ho visto ingerenze dal mondo della politica sul Festival di Sanremo? No”. Una risposta secca, motivata dalla convinzione che la kermesse canora rappresenti ormai uno specchio del paese, un’“immagine viva” delle sue dinamiche sociali e culturali. Per Rossi, insomma, sarebbe del tutto fisiologico che la politica e il mondo della cultura si intersechino in un evento mediatico di tali proporzioni, e che il dibattito che ne consegue, pur amplificato dai media, faccia semplicemente parte del gioco, senza che ciò debba necessariamente tradursi in una pressione sulle scelte artistiche del direttore Carlo Conti




