Il caso Pucci a Sanremo, tra le polemiche sulla sua comicità e il dietrofront che divide
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La defezione di Andrea Pucci dal palco del Teatro Ariston, annunciata a pochi giorni dall'inizio della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, continua a sollevare interrogativi e commenti, e non soltanto per le inevitabili ripercussioni sul cast dello show, quanto piuttosto per il significato più profondo che un simile gesto, una rinuncia volontaria a un palcoscenico così importante, porta con sé. Se Carlo Conti, nelle sue apparizioni pubbliche e nelle interviste radiofoniche, ha tenuto a precisare con una certa fermezza che la scelta del comico fu “del tutto autonoma”, maturata in seguito ai sold out registrati nei teatri e a una stima personale che prescinde da logiche di convenienza, e che nessuna interferenza esterna, tantomeno politica, ha mai sfiorato la composizione del cast, dall'altra parte il diretto interessato ha motivato il suo passo indietro con un'ondata di insulti e minacce, tali da alterare quel “patto fondamentale” con il pubblico, necessario a chi deve salire sul palco con l'intento di strappare una risata -3-6. La sensazione, netta e palpabile nei commenti che si susseguono da giorni, è che il nodo della questione risieda proprio nella natura della sua comicità, nei suoi contenuti, e nel clima che si è creato attorno alla sua figura pubblica, un clima che Federico Palmaroli, il noto vignettista Osho, ha definito senza troppi giri di parole come il prodotto di un errore di valutazione, suo e di chi lo ha difeso.
Il giudizio tranchant di Osho e la reazione della politica
Intervenuto sulle pagine de La Stampa per analizzare la vicenda, Palmaroli è stato piuttosto diretto nel giudicare la parabola artistica di Pucci, operando una distinzione sostanziale tra ciò che è comico e ciò che, invece, rimane un semplice sfogo privo di elaborazione stilistica. Le battute che in queste ore stanno rimbalzando sui social network, a suo dire, “sembrano solo insulti da bar”, e in questo frangente mancherebbe del tutto quella cifra artistica che trasforma la provocazione in satira, con il risultato che a parlare, in quelle esternazioni, è stato “l'uomo che ha parlato, non lo stand up comedian” -5-10. Una critica severa, quella del vignettista, che non si limita alla forma ma investe anche la sostanza, suggerendo come l'appartenenza politica dichiarata del comico, autodefinitosi “l’unico comico di destra”, abbia giocato un ruolo determinante nell'accendere la miccia di una polemica che, probabilmente, con un repertorio meno incline a certe incursioni nel body shaming e in quello che è stato etichettato come cattivo gusto, non avrebbe mai raggiunto l'intensità attuale -3-5. Eppure, proprio dallo stesso fronte politico che pure lo ha difeso, come nel caso del post social della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è arrivata una solidarietà che Palmaroli stesso ha ridimensionato, definendola un gesto che richiede “mezzo minuto” e niente di più, quasi a voler smorzare l'idea che si tratti di una mobilitazione senza precedenti -5-6. La presidente del Consiglio, infatti, aveva parlato di “deriva illiberale della sinistra” e di una pressione ideologica inaccettabile, parole a cui avevano fatto eco i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, con il primo schierato apertamente con Pucci in nome della “libertà di pensiero”, e il secondo che lo dipingeva come l'ennesima “vittima del politicamente corretto” -6. Dall'altra parte, le opposizioni, con il Partito Democratico in testa, avevano invece sottolineato come la scelta di rinunciare fosse stata un atto di buonsenso, considerati i precedenti del comico e le sue uscite poco felici.
L'ironia di Fiorello sul caso e i nuovi ingressi nel cast
Mentre il dibattito politico infuria e si consuma sui giornali e nei palinsesti dei talk show, c'è chi, come Fiorello, ha scelto di affrontare la vicenda con la lente dissacrante della satira, quella vera e propria, trasformando il caso in un tormentone quotidiano per il suo programma radiofonico “La Pennicanza”. Lo showman siciliano, insieme a Fabrizio Biggio, ha dedicato più di una puntata al dietrofront del comico, immaginando surreali retroscena e battute al vetriolo, come quella in cui ha paragonato la telefonata del presidente del Senato Ignazio La Russa a Pucci a un equivoco telefonico con la suocera, o quando ha scherzato sul fatto che, a furia di polemiche, Pucci potrebbe finire dritto all'Eurovision -1. Ma Fiorello non si è limitato alla gag facile; ha anche osservato come per Carlo Conti, abituato a Festival vissuti in una dimensione più pacata e controllata, questa sia la prima vera polemica che lo vede protagonista, una sorta di battesimo del fuoco sanremese che, ironia della sorte, sta facendo parlare della kermesse molto più di quanto probabilmente lo stesso direttore artistico avesse preventivato -1. E mentre lo show della gara canora si avvicina, il cast si arricchisce di nuovi nomi e si definisce nei suoi contorni, cercando di tamponare il vuoto lasciato da Pucci con presenze di peso. Se per la terza serata, quella che avrebbe dovuto vedere il comico alla conduzione, è stata annunciata la supermodella russa Irina Shayk, e Nino Frassica sarà l'ospite comico della serata finale, Carlo Conti ha continuato a svelare i pezzi del suo puzzle, confermando la presenza di Pilar Fogliati come co-conduttrice della seconda serata insieme ad Achille Lauro e Lillo, e quella di artisti come i Pooh, che riceveranno una targa per i loro sessant'anni di carriera -2-4.
Il racconto di una serata di gala e le incertezze del programma
La macchina organizzativa del Festival, nonostante il terremoto mediatico, procede dunque spedita verso l'appuntamento con la prima serata del 24 febbraio, e le presenze annunciate si susseguono in un crescendo di aspettative. Oltre ai nomi già consolidati, come quello di Laura Pausini che affiancherà Conti in tutte le serate, e del duo tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys, c'è fermento per gli ospiti che si alterneranno sul palco dell'Ariston e in quelli esterni, come il PrimaFestival e il DopoFestival, quest'ultimo affidato alla conduzione di Nicola Savino -2-7. E proprio su Eros Ramazzotti, lo stesso Conti, nel corso di una delle sue frequenti incursioni a “La Pennicanza”, ha voluto gettare un po' di sana suspense, dichiarando che la sua presenza non è ancora del tutto certa e che, in un polverone di indiscrezioni, si legge di tutto, persino il nome di Madonna -4. Un'ammissione, questa, che lascia intendere come il lavoro sia ancora in corso e come, nonostante la mole di comunicazioni ufficiali, ci siano ancora margini di manovra e di sorpresa. Intanto, la cronaca si arricchisce di dettagli sulla visita al Quirinale, dove Carlo Conti e i cantanti in gara sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un appuntamento istituzionale che ha offerto lo spunto per nuove ironie da parte di Fiorello, il quale ha subito scherzato sulla circostanza, immaginando un surreale discorso di rientro per Pucci, quasi a voler tenere viva la fiamma di una polemica che, suo malgrado, è destinata a rimanere uno dei temi principali di questa edizione del Festival -2-1. I riflettori, insomma, sono puntati sull'Ariston, e ogni mossa, ogni dichiarazione, viene pesata e trasformata in notizia, in un meccanismo che sembra ormai inarrestabile e che, al netto dei giudizi, racconta la complessità di un evento totale come Sanremo.




