Valbrenta, strangola l’anziana con il cavetto del telefono: badante 33enne arrestata dai carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Erano da poco passate le dodici di domenica, a Valstagna, frazione del comune di Valbrenta, quando una donna di 85 anni ha rischiato di morire per mano di colei che avrebbe dovuto proteggerla: la sua badante, una trentatreenne moldava residente a Solagna, assunta a febbraio per assisterla esclusivamente nei fine settimana. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di Bassano del Grappa – supportati dai colleghi di Solagna e dal Nucleo Operativo e Radiomobile – la giovane caregiver ha atteso un momento di assenza della vittima per poi aggredirla alle spalle, avvolgendole il collo con il cavetto di un caricabatterie per cellulare. Un tentativo di strangolamento che solo il fortuito rientro della figlia dell’anziana, rientrata nell’abitazione proprio in quelle concitate fasi, è riuscito a interrompere, scongiurando il peggio.

La dinamica dell’aggressione e l’intervento della figlia

L’episodio, avvenuto intorno a mezzogiorno, ha visto la badante approfittare della momentanea assenza della sua assistita – un dettaglio che gli investigatori stanno ancora vagliando per comprendere se si sia trattato di un’occasione casuale o di un’attesa premeditata – per agire con il cavo del caricabatterie, un oggetto comune, banale, che in quel contesto domestico si è trasformato in un’arma improvvisata. È stata la figlia della 85enne, rientrando senza preavviso, a sorprendere la scena: l’anziana già in difficoltà respiratorie, la badante ancora in posa sopra di lei con il cavo stretto tra le mani. Un urto, quello del ritorno inaspettato, che ha fatto saltare ogni piano della 33enne, costretta a desistere e a darsi alla fuga.

Le indagini e l’arresto a Bassano del Grappa

I carabinieri, allertati immediatamente dalla figlia della vittima, sono partiti sulle tracce della moldava. Le ricerche – condotte congiuntamente tra le stazioni di Bassano del Grappa, Solagna e il Nucleo Operativo – hanno portato all’identificazione e al fermo della donna nel pomeriggio dello stesso 12 aprile 2026, a Bassano del Grappa. Al termine degli accertamenti, i militari le hanno notificato l’accusa di tentato omicidio aggravato, un’ipotesi di reato che, nelle more degli interrogatori, ha già condotto la 33enne in carcere. La salma della 85enne, va detto, è stata subito affidata alle cure dei sanitari, che ne hanno riscontrato le lesioni al collo compatibili con lo strangolamento; la prognosi, per ora, resta riservata.

Un rapporto di fiducia tradito in soli due mesi

La donna moldava, che dal febbraio scorso lavorava come badante “del week-end” – un incarico part-time che presuppone un’intensa vicinanza nei giorni di maggiore fragilità dell’anziana – ha così spezzato quel patto tacito di cura e protezione che dovrebbe legare chi assiste a chi viene assistito. I carabinieri, nella nota diffusa oggi, non hanno fornito elementi su un possibile movente: nessun precedente litigio denunciato, nessun segnale di disagio segnalato dai vicini o dai parenti. Resta, al momento, il dato nudo dell’aggressione: un cavetto da cellulare, una mezz’ora di assenza, un figlia che torna e una badante che scappa. Poi l’arresto. Il gip dovrà ora valutare la richiesta di convalida, mentre la 85enne – ancora ricoverata – cerca di riprendersi da quanto accaduto tra le mura domestiche, quel luogo che avrebbe dovuto esserle rifugio e che invece è diventato trappola.

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