L'Italia sostiene la soluzione a due Stati, mentre Israele attacca le Nazioni Unite
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Redazione Esteri
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L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con un consenso ampio e trasversale che ha coinvolto 142 Paesi, la cosiddetta “Dichiarazione di New York”, un testo promosso da Francia e Arabia Saudita che delinea un percorso concreto verso la creazione di uno Stato palestinese. La risoluzione, il cui valore è principalmente politico e non vincolante, condanna senza ambiguità l’attacco del 7 ottobre scorso perpetrato da Hamas, esigendo il rilascio immediato di tutti gli ostaggi ancora nelle mani del gruppo militante e un’azione collettiva per fermare le ostilità a Gaza.
Il governo italiano, da parte sua, ha espresso un sostegno chiaro a questa iniziativa, allineandosi a una posizione che mira a isolare Hamas dal processo politico. La dichiarazione, infatti, esclude esplicitamente il coinvolgimento dell’organizzazione, considerata da molti un ostacolo insormontabile sulla strada della pace, tracciando invece una road map diplomatica che punta a riconoscere l’autorità dell’Anp.
La reazione israeliana non si è fatta attendere, con toni durissimi che hanno definito l’organismo internazionale “un circo”. Fonti vicine all’esecutivo di Tel Aviv hanno bollato la votazione come un atto puramente simbolico e controproducente, che rischierebbe di legittimare, secondo la loro prospettiva, entità terroristiche senza garantire la sicurezza dello Stato ebraico, minando per di più i negoziati già in corso.
In un contesto già teso, il Washington Post ha rivelato un dissidio interno allo stesso apparato di sicurezza israeliano, secondo cui il Mossad avrebbe rifiutato di eseguire un piano governativo volto a eliminare fisicamente i vertici di Hamas a Doha. Una notizia che, se confermata, getterebbe luce sulle profonde divisioni nelle stanze del potere riguardo alle strategie da adottare, mentre l’organizzazione ha smentito con forza le voci sull’uccisione dei suoi negoziatori, affermando che Khalil al-Hayya è vivo.




